Gorizia, H&M ha alzato bandiera bianca. Negozio svuotato all’ex Standa

Chiuso il punto vendita, su tre piani, nella galleria Ganassin. Rimane il Despar Covid-19 e calo degli affari colpo di grazia per la catena insediata da 5 anni

GORIZIA Negozio completamente svuotato. Mega-adesivi alle vetrine che annunciano l’avvenuta chiusura e rimandano la clientela allo store più vicino: il punto vendita all’interno di Tiare shopping, a Villesse. L’ora X, ampiamente preannunciata, è arrivata. Purtroppo. H&M di corso Verdi ha alzato bandiera bianca, a soli cinque anni dall’apertura. Era uno dei due ingredienti della Galleria Ganassin, oltre al Despar che continua ad essere aperto. L’emergenza coronavirus, diventata ben presto emergenza economica, ha avuto l’effetto del colpo di grazia sul grande negozio di abbigliamento che abbracciava tre piani. E vedere quel palazzone (che ospitò per una lunga stagione la Standa) nuovamente chiuso mette addosso ai passanti una grande, infinita tristezza.

Il commercio soffre. E questa è l’ennesima dimostrazione. Peraltro, siamo in pieno centro, lungo un’isola pedonale che dovrebbe essere un piccolo paradiso per gli acquisti. Ma se Atene piange, Sparta non ride: non è l’unico negozio della nota catena di abbigliamento svedese che “salta”. Due serrande sono state abbassate a Milano, altre a Udine, Grosseto e a Vicenza. Il totale complessivo delle unità in esubero, in tutte le attività interessate al taglio, è 145 così suddivise: 39 part time, 62 full time, 10 tempi determinati e 34 lavoratori a chiamata. A detta dell’azienda, la decisione di chiudere sette punti vendita H&M è stata assunta dalla casa madre svedese, affermando che tale scelta si ritiene indispensabile per la continuità degli altri 172 punti vendita.


E dire che, all’inaugurazione, cinque anni fa pareva che stesse per aprirsi una nuova stagione di ottimismo per il commercio goriziano. Essere riusciti a riempire l’ex sede della Standa (superficie commerciale di vendita distribuita su vari piani pari a 3.800 metri quadrati) veniva considerata una piccola, grande vittoria. Queste le parole dell’allòra sindaco Ettore Romoli, al taglio del nastro. «È un grande momento per la città. Con questa inaugurazione siamo alla chiave di volta per il commercio in quest’area, dato che potrebbe attrarre nuovi investimenti. In più, questo darebbe conto della positività della scelta di rendere pedonale questa parte del corso».

I commenti del suo successore Rodolfo Ziberna non possono essere gli stessi. Già di recente ha manifestato timori per la tenuta complessiva del tessuto commerciale, artigianale e ristorativo. «C’erano scricchiolii da tempo perché la crisi di colossi internazionali dell’abbigliamento, come H&M e Zara, per citare i più conosciuti, è antecedente al coronavirus e dipende da molteplici fattori collegati a scelte aziendali discutibili, piuttosto che all’evoluzione del mercato. Detto questo, ed esprimendo dispiacere per le perdite di posti di lavoro, la preoccupazione, oggi, non è per la chiusura di un singolo punto vendita ma è più ampia. Ci sono realtà che non riapriranno perché, con le nuove disposizioni e il conseguente dimezzamento, se non peggio, della clientela, non riuscirebbero neppure a coprire le spese. Figurarsi a guadagnare. E non bastano prestiti bancari, elargiti come elemosina, a risollevare la situazione. C’è la necessità di un piano nazionale di rilancio del commercio che aiuti professionisti nuovi e vecchi del settore ad adeguare strutture e sistemi di vendita alla nuova realtà che sta venendo avanti». —

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