Centro storico, il nuovo piano approda in Consiglio comunale a Trieste

Uno scorcio di Cavana

Al momento cinque gli emendamenti presentati in vista della prima valutazione. Si punta ad approvarlo fra fine anno e inizio 2021. Schedati in tutto 1.621 edifici

TRIESTE Non è del tutto fuori luogo definirlo un momento storico, se non altro per mere ragioni cronologiche: oggi pomeriggio, 9 novembre, alle 15.30 approda all’esame del Consiglio comunale il Piano particolareggiato del Centro storico, accompagnato per ora da 5 emendamenti. Storico perchè l’ultimo strumento urbanistico, chiamato a governare il cuore della città, risale al 1980 e reca la denominazione ufficiosa di “piano Semerani”, dal nome del professionista che lo redasse.



Prima del deflagrare del Covid, gli uffici competenti speravano di chiudere la partita in settembre, ma la pandemia ha condizionato la tempistica. Adesso, dopo un ventennio trascorso nell’inconcludenza, l’aula è chiamata a una prima valutazione del lavoro svolto dall’Urbanistica comunale. Affrontati dibattito e voto della civica assise, vi saranno 30 giorni per la presentazione di osservazioni da parte della cittadinanza. Quindi, attorno a metà dicembre, una volta pesato e sistemato il volume di appunti presumibilmente espresso dalla “gente” (ma si tratterà in buona parte di professionisti e di stakeholders), andrà in onda un nuovo e definitivo passaggio consiliare. L’assessore Luisa Polli e il direttore dipartimentale Giulio Bernetti contano su un’approvazione tra la fine dell’anno e l’immediato avvio del 2021.

Perchè concorre un aspetto molto pratico, ovvero l’opportunità di far coincidere i bonus governativi sulle varie tipologie riqualificative con le innovazioni introdotte dal nuovo Piano. Sottotetti, tetti piani, ascensori, corpi scala: secondo gli estensori del documento, si amplia il margine di intervento sull’edificio, così da stimolare e promuovere gli investimenti secondo un criterio di “rifunzionalizzazione” dello stabile. Con una graduazione di attività che classifica in quattro grandi famiglie i 1621 edifici schedati: il 5% è da rispettare dentro e fuori, il 45% è da restaurare all’esterno ma all’interno presenta una certa flessibilità di ristrutturazione, il 30% va salvaguardato all’esterno ma è sventrabile all’interno, infine il 20% è demolibile e sostituibile da nuove costruzioni che dovranno comunque rispettare ecosostenibilità e spazi verdi.

Il Centro storico triestino è il più grande della regione. Congloba la città “murata”, i tre borghi imperiali (Teresiano, Giuseppino, Franceschino), via Udine, l’asse tra viale XX Settembre e via della Pietà. Censimento e linee portanti del Piano sono stati messi a punto da un gruppo di lavoro coordinato dall’architetto Beatrice Micovilovich e formato da Ezio Golini, Michele Grison, Mauro Pennone e Andrea Zacchigna (recentemente scomparso). Costante - precisano in Comune - il coinvolgimento della Soprintendenza.

Come si diceva, il varo del Piano ha atteso vent’anni. Professionisti e imprenditori si sono fatti sentire con Roberto Dipiazza, per evitare che l’approvazione dello strumento sconfinasse nel nuovo mandato amministrativo. Di centro storico da ripensare si parlò fin dai tempi di Riccardo Illy, che volle interessare un urbanista di fama come Leonardo Benevolo. Poi iniziò l’era Dipiazza, che individuò un nuovo interlocutore nel docente veneziano Alberto Cecchetto. Il faldone venne ereditato da Roberto Cosolini e il lavoro preparatorio fu proseguito dall’assessore Elena Marchegiani. Ora andrà in scena l’atto finale. O semifinale.—


 

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