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Al Centro Belforte di Monfalcone fatturato in picchiata per il Covid

Il direttore Piscicelli: «La chiusura nei fine settimana avrà una ricaduta pesante». Normativa confusa

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Il centro Belforte deserto a Monfalcone (Bonaventura) 

MONFALCONE Saracinesche dei negozi abbassate e tavoli dei bar e dei ristoranti vuoti fanno parte di uno scenario che speravamo ormai di esserci lasciati alle spalle, ma che è ripiombato purtroppo nel nostro presente. I centri commerciali stanno vivendo una sorta di lockdown nel fine settimana.

La galleria del Belforte di Monfalcone in questo fine settimana è rimasta praticamente deserta. Fino al 3 dicembre i clienti avranno la possibilità nel fine settimana di fare i propri acquisti solo nell’ipermercato, al negozio per animali Arcaplanet, all’edicola e tabacchi del Mondadori Store dalle 9 alle 20 di sabato e dalle 9.30 alle 19.30 di domenica.

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«L’afflusso della clientela al Belforte di Monfalcone è sempre stato piuttosto omogeneo nell’arco di tutta la settimana, in quanto il centro commerciale si trova nel cuore della città; il fatturato è dunque di poco maggiore nel weekend rispetto agli altri giorni feriali – spiega Marco Piscicelli, direttore del Belforte -. Vedremo con il tempo se ci sarà o meno un aumento degli utenti dal lunedì al venerdì, ma la chiusura dei negozi nei fine settimana avrà sicuramente una ricaduta pesante sul fatturato del Belforte, anche se le quattro attività aperte di sabato e di domenica dovessero andare bene».

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Dopo il lockdown primaverile, il Belforte era riuscito a ottenere nuovamente dei buoni risultati sulle vendite dei negozi della galleria che erano rimasti chiusi per più di due mesi. In ottobre però i nuovi decreti hanno ricominciato a limitare sempre di più la libertà di circolazione delle persone e hanno dunque favorito nuovamente un calo della clientela.

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«Nelle ultime due settimane abbiamo riscontrato una riduzione del fatturato – spiega Piscicelli –. La gente è impaurita ed evita di andare nel centro commerciale se non è necessario». Il decreto del 4 novembre ha inoltre creato un po’ di confusione nella decisione di tenere aperte alcune attività: la nuova normativa prevede infatti la chiusura di esercizi commerciali, a eccezione di pochi negozi, senza però esplicitare se altre attività potrebbero rimanere o meno aperte. «Ci sono alcune categorie come i saloni da parrucchiera o i centri estetici che non rientrerebbero nella dicitura di esercizi commerciali – dice Piscicelli –. In Veneto infatti parrucchiere, estetiste e lavanderie continuano a lavorare anche nei weekend nei centri commerciali. Dalla prefettura di Gorizia noi invece non abbiamo ricevuto delle indicazioni precise, ma ci è stato riportato solo il testo del decreto che già conoscevamo. Abbiamo deciso quindi di tenere aperti solo i punti vendita di generi alimentari, la parafarmacia e il Mondadori Store».

Non è migliore lo scenario del centro commerciale Nord Est Mall di Ronchi dei Legionari. Di sabato e domenica le porte scorrevoli della struttura sono rimaste completamente chiuse ed è possibile accedere all’edificio solo dal lunedì al venerdì dalle 9.30 alle 20.

L’unico esercizio commerciale che rimane aperto è il punto vendita Aldi, da cui si può accedere solo tramite un ingresso laterale che permette l’entrata diretta nel negozio di genere alimentare. Situazione dunque pesante.

Non dissimile, per molti versi, a quanto successo sabato a molti ambulanti dei mercati settimanali di Grado e di Gradisca. Nel secondo caso hanno potuto esporre le bancarelle di tutti i generi commerciali. A Grado invece un’ordinanza del sindaco ha imposto il divieto di vendere a generi non alimentari e pochi altri. Anche in questo caso un’interpretazione autentica del dpcm avrebbe aiutato amministratori e operatori. —

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