Il tempo sospeso e il bisogno di individualità

Una delle scuole chiuse a Trieste

Con il ritorno alla didattica online, il metro di distanza interpersonale si è allungato di qualche chilometro. Questo tempo di chiusura degli edifici scolastici, ma nel quale per fortuna la scuola continua in altre forme, offre a noi insegnanti un'occasione per riflettere sul significato profondo del nostro lavoro. Cercando di capire quali sono i suoi fondamenti, che cosa c'è in esso di essenziale, al di là degli appesantimenti burocratici purtroppo sempre più numerosi nella scuola di questi ultimi anni.

Quando in queste mattine accendo il pc, mi connetto alla Rete e a un certo punto compaiono sul monitor i volti dei miei studenti, magari ancora un po' assonnati ma pronti ad ascoltare e a intervenire, mi sembra straordinario che questo miracolo, quello della lezione, si possa ripetere ancora, anche in questa modalità di per sé non ottimale. In un libro di qualche anno fa, L'ora di lezione (Einaudi), lo psicanalista Massimo Recalcati ha riflettuto su che cosa significa essere insegnanti in una società senza padri e senza maestri, svelandoci come bravo insegnante sia colui che sa far esistere nuovi mondi e sa fare del sapere un oggetto del desiderio capace di mettere in moto la vita e di allargare gli orizzonti. Non so cosa darei per essere sempre all'altezza di questo compito così alto ed esigente.


Nei decenni i ragazzi sono cambiati, è vero. La generazione dei miei studenti di oggi è stata chiamata "Generazione Z": veloci, "social", costantemente connessi (probabilmente persino "iperconnessi", e ora ci si è messa pure la didattica a distanza!), non possono fare a meno del loro smartphone, giocano on-line, adorano gli youtubers, ascoltano la trap, hanno una soglia di attenzione e una capacità di concentrazione non sempre da primato...

Ma noi adulti siamo davvero sempre così "concentrati"? Riusciamo a "vederli", a capire chi sono, a intercettare i loro problemi e i loro bisogni? Che cosa sappiamo davvero noi insegnanti dei nostri studenti? Spesso, poco, troppo poco. Perché tu sei uno, e loro sono tanti. Il docente è un individuo che instaura una relazione con un gruppo (la classe), più che con altri individui. Eppure una classe è data dalla somma di diversi individui. Ed è noto quanto ciascun ragazzo, soprattutto in età adolescenziale, abbia bisogno di essere riconosciuto e valorizzato nella sua singolarità. Se il tempo "sospeso" di questi mesi ci servirà anche per porci questioni radicali normalmente tacitate dalla routine scolastica, questo momento non sarà trascorso invano. Anche per la scuola.

19 - continua

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