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Illy vuole brindare con Taittinger il gruppo francese dello champagne

Riccardo Illy (al centro) fra Clovis Taittinger e Pierre Emmanuel Taittinger. L’imprenditore triestino punta sulle bollicine francesi da affiancare al cioccolato Domori e alle tisane di Damman Frères.

Il Polo del gusto tratta per acquisire una quota dell’azienda e intanto sbarca sul mercato dei capitali con il bond Domori

TRIESTE. Il possibile ingresso nel produttore di champagne Tittinger; la prossima emissione di un bond da parte della controllata Domori; la ricerca di un partner per accelerare la crescita del Polo del Gusto, la subholding che accorpa tutti i business extracaffè. Senza voler rinunciare all’impronta familiare, il gruppo Illy accelera nell’apertura al mercato, nella convinzione che si tratti di una strada obbligata per raggiungere le dimensioni necessarie per competere su un mercato sempre più sfidante. “La trattativa con l’azienda è in corso”.

Con questa dichiarazione Riccardo Illy, consigliere unico del Polo del Gusto, ha confermato le voci di trattative in corso con Taittinger, per l’acquisizione di una quota minoritaria del produttore francese di champagne. “Puntiamo ad acquistare anche un’impresa vitivinicola nella zona di Barolo”, ha aggiunto l’imprenditore. Intanto, per la prima volta nella storia una società del gruppo triestino si approccia al mercato dei capitali. Si tratta del produttore di cioccolati super-premium Domori, che nei giorni scorsi ha deliberato l’emissione di un bond con scadenza a sei anni, finalizzato a raccogliere capitali per sostenere gli investimenti previsti dal piano industriale, dal miglioramento della logistica all’efficientamento dei processi.


L’obiettivo è raccogliere entro fine mese 4-5 milioni di euro tra gli investitori istituzionali e di quotare l’obbligazione sull’ExtraMot di Borsa Italiana. “L’obiettivo è completare la raccolta entro fine novembre e andare in quotazione pochi giorni dopo”, conferma Andrea Macchione, amministratore delegato della società piemontese. Il taglio minimo sottoscrivibile sarà di 100 mila euro e il bond avrà una struttura bullet, che consente all’emittente di rimborsare l’intero capitale a scadenza, in modo da non dover distrarre risorse dal piano degli investimenti.

Nel 2019 Domori ha chiuso per la prima volta nella sua storia un bilancio in utile, anche se di poco (22mila euro). Mentre il fatturato è cresciuto del 7% a 19,5 milioni di euro e l’Ebitda è passato da 80 mila a 677 mila euro. Per l’esercizio 2020 gli indicatori sono attesi in calo a causa della recessione e delle restrizioni normative al settore Ho.Re.Ca. hotel, ristoranti e caffetterie), riferimento per la distribuzione dei cioccolatini Domori. “Contiamo di limitare al 10% la contrazione delle vendite, grazie allo sviluppo del marchio e a una serie di accordi commerciali siglati negli ultimi mesi”, spiega Macchione.

Novità sono attese anche ai piani alti del Polo del Gusto che, oltre a Domori, comprende anche Agrimontana, Domori, Mastrojanni, Damman Frères e Fgel. Riccardo Illy è da tempo alla ricerca di un partner finanziario paziente, disposto a rilevare una quota del 20-25% della subholding, in modo da accompagnarla nel percorso di crescita. Le quote potrebbero poi valorizzate man mano che le controllate saranno pronte per lo sbarco in Borsa. Domori potrebbe essere la prima, nel 2024 o poco dopo, quando dovrebbe raggiungere un giro d’affari intorno ai 40-45 milioni, di cui dieci ereditati da Prestat, brand inglese di cioccolato la cui acquisizione sarà completata entro l’anno. 


 

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