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Trieste, la rabbia dei ristoratori trasforma piazza Unità in una tavola imbandita

Protesta ordinata e senza eccessi per 300 esponenti di Fipe e Confcommercio «Vogliamo lavoro non elemosina». Attacchi bis a Roma da Fedriga e Dipiazza

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La protesta degli esercenti in piazza Unità 

TRIESTE Si sono seduti a terra vicino alle tovaglie srotolate sulla piazza e apparecchiate con stoviglie e bicchieri girati verso il basso. Un modo simbolico per indicare quanto il piatta “pianga” e come bar e locali siano stati letteralmente messi in ginocchio dallo stop all’attività serale imposta da Roma. Oltre trecento lavoratori del mondo della ristorazione - un numero volutamente contenuto su indicazione degli organizzatori, che hanno inviato delegazioni da tutte le province del Fvg -, si sono ritrovate in piazza Unità a Trieste e in contemporanea in altri 21 luoghi in Italia per protestare contro la decisione del governo Conte di limitare le attività alle 18.

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Confcommercio e Fipe, a cui si sono unite le associazioni dei cuochi e dei sommelier, hanno ribadito la necessità di far lavorare il settore. «Vogliamo i locali aperti - ha detto “dal palco” Bruno Vesnaver, presidente Fipe Fvg - con regole rigide che siamo pronti a rispettare. Chiediamo anche aiuto alle forze dell’ordine perché non possiamo fare gli sceriffi». Più duro il commento di Giovanni Da Pozzo, presidente regionale di Confcommercio. «Bar, ristoranti, alberghi e mondi legati a cultura e sport non possono essere indicati come gli untori dopo aver investito in termini di sicurezza. I pubblici esercizi danno lavoro a oltre 30 mila persone in Fvg, soprattutto giovani oggi in forte difficoltà. Il tema non sono i ristori economici, ma l’operatività di un settore trainante dell’economia. Dobbiamo imparare a convivere con il virus. La soluzione non possono essere lockdown alternati agli indennizzi. La realtà è che manca una strategia complessiva».

Gorizia, la protesta contro il Dpcm dei rappresentanti dello sport e della danza


«Si è deciso - ha aggiunto Antonio Paoletti, presidente di Confcommercio Trieste - di penalizzare bar e ristoranti solo per la movida quando sarebbe bastato controllarla». Gianluca Madriz, alla guida dei commercianti dell’Isontino, ha evidenziato come «con l’entrata in vigore del Dpcm ci sono attività commerciali completamente svuotate. La ristorazione è a terra ed è solo l’inizio di una catastrofe». Un concetto sposato anche da Guerrino Lanci di Federalberghi triestina. «Non ci sono stati contagi nelle strutture ricettive; da lunedì sono arrivate le disdette e per i prossimi 3/4 mesi dovremo chiudere o aprire solo poche strutture». Presenti in piazza anche Michelangelo Agrusti presidente di Confindustria Alto Adriatico e Graziano Tilatti alla guida di Confartigianato Fvg i quali hanno manifestato la loro vicinanza alla categoria.

La protesta della Fipe a Trieste: tovaglie e posate sul selciato di piazza Unità



In mezzo alle autorità soprattutto tanti operatori preoccupati per il loro futuro e molti ancora attendono la cassa integrazione di marzo. Fabio, il titolare della Trattoria al Moro, è da giorni in piazza Unità con un cartello. «Chiediamo dignità, non elemosine. Ho deciso di mandare i miei dipendenti in ferie perché li voglio tutelare, così però non è giusto andare avanti».

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Il presidente della Regione Massimiliano Fedriga ha incontrato le categorie ed è sceso in piazza per ribadire i concetti espressi lunedì scorso quando il clima era decisamente più incandescente come testimoniato poi dal tentativo di assalto alla Prefettura. «I cittadini - ha detto il governatore - hanno dimostrato responsabilità e la prima ondata della pandemia l’abbiamo sconfitta proprio grazie al loro impegno. Ora serve quello delle istituzioni. Il sacrificio che Roma chiede oggi non servirà a fermare il contagio domani. Anzi, metterà in ginocchio o spazzerà via intere categorie economiche».

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Fedriga ha poi rilanciato un appello alle forze di centrosinistra, all’opposizione in Regione ma al governo a Roma. «Lavoriamo insieme: è la comunità del Fvg che ce lo chiede. Non neghiamo un futuro e una speranza a chi ha investito e scommesso sulla propria attività». Il sindaco Roberto Dipiazza ha alzato ancora i toni, dopo l’invito alla disobbedienza lanciato lunedì. «Il potere ai sindaci - ha ribadito ieri - era una scelta giusta. Ora dobbiamo andare tutti insieme nelle piazze a dire basta. I sindaci e i presidenti di Regione sono scelti dal popolo che non riconosce questo governo». Oltre al sindaco di Trieste e buona parte della sua giunta anche Anna Maria Cisint, primo cittadino di Monfalcone, e - un po’ defilati - i rappresentanti di Pd e M5s. —
 

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