Il mondo dello sport alza la voce anche a Gorizia: «I nostri spazi sono sicuri. Non toglieteci l’ossigeno»

Il mondo dello sport alza la voce anche a Gorizia tra bambine in tutù e istruttori di arti marziali 

Gorizia, la protesta contro il Dpcm dei rappresentanti dello sport e della danza

GORIZIA No a chiusure indiscriminate, sì all’autonomia di gestione dell’emergenza, con controlli mirati del rispetto delle regole, che permettano però di tenere aperte le attività.

Questo hanno chiesto ieri, mercoledì 28 ottobre, al Governo nel cuore di Gorizia, in piazza Vittoria, oltre trecento professionisti e operatori del mondo delle palestre, dello sport e della danza, aderenti a quei comitati “Iovivodisport” e “Iovivodidanza” che hanno manifestato in contemporanea in tutti i quattro capoluoghi della regione.



Lo hanno fatto in modo ordinato (i presenti sono stati invitati a mantenere le distanze e non scordare le mascherine) oltre che pacifico – rispetto alla rabbia immaginabile dopo le scene osservate in altri contesti – ma non per questo con meno determinazione. Presente la giunta comunale goriziana al completo, e pure qualche altro amministratore, come l’assessore comunale allo Sport e al Commercio di Cormons Massimo Falato.

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Niente cori o slogan, ma qualche striscione e diversi cartelli. “Non siamo un pezzo del problema, ma una parte della soluzione”, “Non fermate lo sport” o “Io vivo di sport”, tanto per citare qualche esempio. «Sport vuol dire socialità, passione, ma anche lavoro, salute, sostentamento economico per tante famiglie – hanno detto Nika Bagon e Beatrice De Troia, ballerina professionista e istruttrice di fitness, che hanno coordinato gli interventi al microfono -. Ma vuol dire anche comprendere la gravità della situazione e adottare con responsabilità le misure necessarie per proseguire in sicurezza. Sappiamo farlo. Lasciateci lavorare nel rispetto delle regole».



Impossibile elencare le decine di realtà e sodalizi presenti, arrivati un po’ da tutta la provincia, tra palestre, associazioni sportive (dalle arti marziali al fitness, dal calcio al volley, dal nuoto allo yoga), scuole di danza e scuole di ballo. In tutù hanno sfilato, simbolicamente, le allieve della scuola “GoKaos”. «Le nostre scuole sono luoghi sicuri per tutti i nostri allievi», ha detto una rappresentante della scuola Artedanza di Monfalcone, esprimendo «amarezza, tristezza e rabbia», mentre la vicepresidente della Gorizia Nuoto Martina Gratton ha ricordato che le due piscine di Gorizia e Monfalcone ogni anno contano ben 300 mila accessi di bambini, adulti, anziani, disabili e studenti, e che «pagheremo per anni il terrorismo mediatico riguardo le nostre strutture».

In mezzo agli “sportivi” si sono visti pure alcuni esercenti, come Desmond Cache, noto gestore di un locale goriziano ma anche ballerino e coreografo, e per anni titolare di una scuola di danza: «Quando l’ingiustizia diventa legge, la resistenza è dovere», ha detto citando Brecht e auspicando che si possa trovare un “compromesso” per permettere di lavorare in sicurezza. «Andiamo avanti tutti insieme – ha detto invece il sindaco Ziberna chiedendo che i Comuni possano avere la competenza sulla gestione di controlli severi e possano applicare misure anche rigide, ma evitando le chiusure a livello locale –. Oggi siamo qui per ascoltarvi e dirvi che siamo al vostro fianco».—


 

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