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Fedriga e i sindaci uniti: «Roma riveda i limiti». Subito 12 milioni di aiuti

Il presidente Fvg, Dipiazza, Ziberna, Fontanini e Ciriani: «Qui si ritardi la chiusura  dei locali, si riaprano palestre e piscine, alle superiori lezioni a distanza al 100%»

TRIESTE Imporre al Friuli Venezia Giulia un regime meno rigido rispetto ai territori più colpiti dal Covid-19. Il presidente Massimiliano Fedriga si appella ancora al governo, stavolta assieme ai sindaci dei capoluoghi, che chiedono di ritardare la chiusura dei pubblici esercizi e riaprire palestre e piscine, riportando al contempo tutti gli studenti delle superiori a far lezione da casa.



I toni polemici della manifestazione di lunedì a Trieste si abbassano, ma resta la durezza delle critiche del centrodestra all’ultimo Dpcm. E per evitare l’accusa di fare propaganda, Fedriga annuncia l’inserimento di un fondo per aiuti alle imprese da dodici milioni nel prossimo assestamento.

Dopo aver preso parte alla protesta di piazza Unità, il governatore stigmatizza ancora misure considerate contraddittorie e «incapaci di frenare la pandemia». Nella conferenza indetta dopo aver valutato l’impatto delle manifestazioni in tutta Italia, Fedriga chiede all’esecutivo di «rivedere le scelte dell’ultimo Dpcm, perché è a rischio la tenuta sociale. Le misure intraprese senza la condivisione delle Regioni colpiscono interi settori in cui non si registrano criticità. Le categorie colpite ci chiedono di poter lavorare, garantendo la piena sicurezza. Servono misure razionali ed eque o c’è una reazione dei cittadini. E qui permettiamo di andare a fare la manicure ma non in piscina. Teatri e cinema vengono chiusi senza evidenza scientifica: la Regione si batterà affinché possano riaprire».



Fedriga parla avendo virtualmente accanto i sindaci Roberto Dipiazza, Rodolfo Ziberna, Piero Fontanini e Alessandro Ciriani, oltre al presidente di Anci Fvg Dorino Favot. Tutti concordi sulla necessità di ammorbidire il Dpcm sulla base delle proposte delle Regioni, come la chiusura posticipata di bar e ristoranti, il mantenimento in funzione di piscine e palestre, la serrata dei centri commerciali nei weekend e una didattica a distanza al 100% alle superiori. «Il governo ascolti i territori – mastica amaro Fedriga – invece di illustrare i provvedimenti all’ultimo e firmarli nella notte. La Conferenza delle Regioni chiede di differenziare i territori in base agli indici di contagio e alle ospedalizzazioni: il vaccino non arriverà in poche settimane e la soluzione non è andare avanti con le chiusure». Le proposte dei territori sono state presentate dalla Conferenza al governo e non ci saranno iniziative autonome del Fvg, che attende eventuali modifiche alla rotta da parte di Roma.

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Il presidente chiarisce di avere le mani legate per avviare l’allentamento localizzato dei divieti invocato dalle categorie e messo in campo dalle Province autonome di Trento e Bolzano: «Le ordinanze regionali sarebbero impugnate subito dal governo, mentre il nostro obiettivo è dare risposte concrete». Quanto Fedriga ha già detto lunedì nei diversi incontri avuti con i rappresentanti del mondo economico.

Per dimostrare la volontà di mettere in campo misure tangibili, la giunta decide intanto la creazione di un fondo emergenza Covid da dodici milioni, destinato alle attività penalizzate dal Dpcm. «È l’ulteriore doveroso sforzo – dice Fedriga – che il governo regionale ritiene giusto per conciliare contenimento della pandemia e tenuta economica». Il provvedimento sarà contenuto in un emendamento alla legge di assestamento in discussione da oggi ma, prima di spiegare come le risorse saranno impiegate, Fedriga vuole conoscere come funzioneranno i ristori varati dal Consiglio dei ministri.

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La piega presa dalla manifestazione di lunedì non cambia le valutazioni. «Condanniamo chi si infiltra – evidenzia Fedriga – e provoca scontri. Ma non possiamo sottovalutare l’esasperazione, che va portata all’interno di un binario istituzionale». Alla disobbedienza aveva invitato Dipiazza, ma anche lui smussa: «Nella mia lunga vita da sindaco ho sempre ottemperato alle leggi, ma il governo ha esagerato e sono arrabbiato. La gente mi dice che non ce la fa più: bisogna agire assieme per far modificare le regole. Distinguiamo regione per regione e affidiamo ai sindaci un ruolo da commissari, invece di fare provvedimenti demenziali». Nessun pentimento per aver aizzato una piazza agitata, con la protesta di una minoranza degenerata in tensioni e saluti romani sotto la Prefettura: «Finché c’eravamo io e il presidente – dichiara il primo cittadino – non è successo nulla, poi sono arrivati i facinorosi».

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Gli altri sindaci approvano. Per Ziberna, «piscine, palestre, cinema e teatri qui rispettano le regole. Si dia ruolo ai sindaci, che farebbero chiudere i luoghi che non le osservano. Sospenderò il canone alle associazioni ospitate in spazi municipali e ridurrò l’affitto agli esercizi ospiti di proprietà comunali. Sensibilizzerò anche i privati». E se Fontanini invita a «far valere la specialità», Ciriani accusa il Dpcm di creare «terrorismo ed effetti economici non calcolabili: si inaspriscano piuttosto le sanzioni e si facciano controlli». —


 

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