Contagi nei paesi isontini, maglia nera per Gradisca, Cormons e San Canzian

Un caso ogni 256 residenti nella città della Fortezza, sul Collio da 0 a 19 in un mese. Centri della Bisiacaria già a quota 18

CORMONS Un’impennata dei casi da zero a quota 19 in poco più di un mese. Cormons è l’emblema di come il Covid-19 abbia ricominciato a picchiare duramente anche tra i vigneti del Collio. Ma non c’è solo l’esempio cormonese a far allarmare. A soffrire sono anche le comunità dove la componente linguistica slovena è molto radicata: San Floriano e Savogna, infatti, sono i comuni della Destra Isonzo col più alto tasso di contagi, contando rispettivamente un positivo ogni 188 e uno ogni 189 residenti. San Floriano al momento ha 4 contagiati su 755 residenti, mentre Savogna è a quota 9 positività su 1.701 abitanti. Tra le ipotesi che potrebbero spiegare questi dati anche il fatto che le due comunità di lingua slovena potrebbero aver avuto nelle scorse settimane maggiori contatti, per ovvi motivi, con la Slovenia dove la situazione sanitaria è più grave rispetto alla nostra regione.

Tra i centri più grandi, invece, preoccupa come detto la situazione di Cormons e quella di Gradisca: nella città della Fortezza ci sono 25 persone isolate perché colpite dal virus, per un rapporto di un contagio ogni 256 gradiscani. La percentuale di positività è meno pesante a Cormons (un contagio ogni 384 abitanti al momento) ma ciò che preoccupa è la repentina risalita dei casi dopo un’estate più che tranquilla. Tutti i cormonesi presi di mira dal coronavirus sarebbero però asintomatici secondo quanto comunicato dall’Asugi al sindaco Roberto Felcaro: «Sono tutti soggetti asintomatici e in isolamento domiciliare, quindi non a rischio salute – tranquillizza il primo cittadino –. Per Cormons, fino ad oggi, la tendenza ci descrive una salita dei numeri di soli asintomatici. Questo ci costringe a proseguire con attenzione massima nel rispetto dei protocolli di sicurezza ma ci fa anche propendere per una presa di posizione che tenga conto del fatto che nessuno al momento sta male, e in ospedale o e a rischio salute».


Proprio in considerazione del fatto che dalle informazioni ricevute dalle autorità sanitarie non ci sono situazioni di gravità conclamata in città, l’amministrazione comunale ha deciso di non chiudere i cimiteri in vista della ricorrenza del weekend di Ognissanti. «Non chiuderemo i cimiteri perché nulla impongono in tal senso il Dpcm o al momento altri provvedimenti – conferma Felcaro – perciò una chiusura renderebbe ancora più gravoso questo periodo. Implementeremo pero la sicurezza e i controlli».

Ma la seconda ondata non ha risparmiato i piccoli centri del Basso Isontino, usciti indenni, o quasi, dalla prima. Non ha retto all’urto nemmeno Doberdò del Lago, che fino al 16 ottobre non aveva mai registrato positivi tra i propri residenti, ma solo qualche quarantena. Dai 2 casi iniziali la realtà carsica ha toccato i 7 positivi lunedì che, sommati ai 4 abitanti in quarantena, hanno portato a un’incidenza del 7,6 per mille. A San Canzian d’Isonzo, la cui realtà urbana è di fatto suddivisa in cinque tra centri maggiori e frazioni più piccole, i positivi hanno raggiunto il tetto massimo di 18 lunedì contro i 7 di fine marzo. Come nel resto del territorio circostante, anche nel comune bisiaco l’assenza di contagi, iniziata nei primi giorni di giugno, si è conclusa verso la fine di agosto. Il numero dei positivi è quindi aumentato progressivamente nel corso di settembre per subire un’impennata a partire dal 17 ottobre. «In realtà come amministrazione comunale non sappiamo se questo incremento abbia una causa specifica o se, invece, ci siano fattori diversi», afferma il sindaco Claudio Fratta, sollevato dall’assenza di contagi nella casa di riposo privata presente nella frazione di Pieris.

A San Pier d’Isonzo almeno una parte dell’aumento a partire dall’inizio di ottobre pare invece sia collegabile alla ripresa degli allenamenti di calcio di alcuni giovani e bambini (ma non nella squadra del paese). Certo è che il 2 ottobre nel paese di nemmeno 2 mila abitanti si è toccato il numero di 11 contagiati, scesi poi a 8 la scorsa settimana e risaliti a 10 lunedì. La diminuzione drastica delle persone in quarantena (1 a lunedì) ha fatto però scendere l’indice dell’incidenza sulla popolazione dall’11 al 5, 4 per mille. A Staranzano, dove si è registrato un decesso l’1 ottobre (quello di un cittadino di origine bengalese impiegato in una ditta dell’indotto Fincantieri a Marghera), la ricomparsa del virus sembra pure coincidere con la conclusione delle ferie estive e la ripresa delle attività lavorative, sportive e scolastiche. Dai 2 positivi dell’1 settembre, a valle di due mesi Covid free, l’incremento dei casi è stato leggero ma costante: il 29 settembre i contagiati erano 11, diventati 18 il 24 ottobre.

La pandemia a Ronchi dei Legionari (come del resto a Turriaco) ha seguito un andamento pressoché fotocopia in questi mesi con una ripresa dei casi a fine agosto e un aumento non preoccupante fino all’inizio di ottobre, quando, invece, la situazione ha preso un’altra piega, portando ai 42 positivi di lunedì. Ci sono comunque due realtà che sembrano essersela cavata meglio in quest’ultimo mese: Grado, dove i positivi si sono fermati a 11, una dato inferiore a quello di fine aprile, e Fogliano Redipuglia, dove i positivi non hanno mai superato i 4 e l’indice si è fermato al 2,6 per mille. Una situazione ben diversa da quella di Monfalcone, dove i casi hanno iniziato a crescere subito dopo Ferragosto con un’accelerazione da metà settembre e poi ulteriore da inizio mese. Tanto da portare la città ad avere lunedì 181 positivi e 74 persone in quarantena, con un indice del 9,4 per mille, uno dei più alti in regione al momento. —


 

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