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Trieste, “vaccino day” per i bambini. Mercoledì 28 ottobre il primo round

TRIESTE  Entra nel vivo la campagna del vaccino antinfluenzale per bambini da 6 mesi e 6 anni. Oggi, mercoledì 28 ottobre, e il prossimo 11 novembre dalle 8.30 alle 18 negli spazi del Molo IV, il Dipartimento di prevenzione vaccinerà i bambini contro l’influenza. Le famiglie possono prenotare l’appuntamento attraverso gli sportelli Cup, il call center e le farmacie abilitate.

Per l’Area Isontina le vaccinazioni si svolgeranno invece alle sedi vaccinali. Al momento della vaccinazione, gli operatori sanitari daranno una certificazione ai genitori che devono giustificare l’assenza al lavoro per il periodo necessario alla vaccinazione del proprio figlio.


Per i bambini che si vaccinano per la prima volta verrà programmato un secondo appuntamento – a circa 4 settimane di distanza – per la somministrazione della formulazione quadrivalente dell’antinfluenzale.

A questa iniziativa si affianca quella che Asugi aveva già fissato a per il 29 ottobre e 12 e 26 novembre, e riservata ai bambini seguiti dai pediatri Andrea De Manzini, Chiara Oretti e Vincenzo Forleo che hanno dato disponibilità a vaccinare autonomamente.

Il segretario territoriale dei Pediatri di Libera scelta delle provincie di Trieste e Gorizia Mauro Stradi, facendo la premessa che «quasi tutti i pediatri dell’area di mia competenza sono favorevoli alla vaccinazioni e anche ad eseguirle personalmente», precisa come «a livello regionale l’adesione all’iniziativa è venuta meno da parte degli altri pediatri perché Regione e Asugi non hanno accolto una nostra richiesta, ovvero l’affiancamento in sede di vaccinazione di un infermiere per ogni pediatra o, in alternativa, di un contributo per reclutarne uno dal libero mercato». Una richiesta motivata dal fatto che «sarebbe la prima volta che lo facciamo, – valuta Stradi – e vediamo che anche nei centri vaccinali sono sempre in due quando viene somministrato il vaccino, è anche per una questione di sicurezza».

Stradi assicura che se Asugi avesse garantito il supporto di un operatore sanitario, in molti pediatri avrebbero accettato. «Atri colleghi – sostiene – hanno ritenuto di non tener conto di queste criticità, aderendo». —


 

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