«I ritardi? Nodo nazionale». Ma l’audizione di Riccardi non placa le opposizioni

Il vicegovernatore Riccardo Riccardi

Il vicegovernatore con delega alla Salute sentito in videoconferenza dal Consiglio comunale di Trieste su richiesta delle opposizioni. M5s e centrosinistra: «Risposte insoddisfacenti» 

TRIESTE «Il virus sta tornando e in questo momento il lavoro è concentrato nel dare una risposta a livello di posti letto non intensivi». Riccardo Riccardi, vicepresidente della giunta regionale con delega alla Salute, è stato protagonista ieri, lunedì 26 ottobre, dell’audizione prevista durante i lavori del Consiglio comunale convocato nel pomeriggio in via telematica per un punto della situazione sull’emergenza Covid a Trieste.



La richiesta di ascoltare Riccardi era stata presentata dalle opposizioni che avevano chiesto di poter avere il quadro del piano pandemico e in particolare quello sugli interventi per ridurre le liste d’attesa. Il vicegovernatore è partito da quest’ultimo tema: «Siamo consapevoli dei ritardi, ma è una questione nazionale, così come quella delle risorse umane che oggi non si riescono a trovare. A livello di Fvg bisogna entrare nell’ottica di ragionare come un sistema unico».

Sulla situazione attuale Riccardi ha evidenziato come «i dati delle ospedalizzazioni stanno risalendo. Di volta in volta stiamo affrontando le diverse criticità in modo efficace grazie alla modularità delle strutture ospedaliere che sanno adattarsi alle specifiche esigenze espresse dal territorio regionale».

Il vicegovernatore ha sottolineato poi come i dipendenti Asugi siano passati dai 6.083 del 2019 ai 6.238 attuali, per un saldo di +155, cui si aggiungono 257 interinali. Fra Trieste e Gorizia sono stati fatti in tutto 103 mila tamponi, di cui 19.510 solo a ottobre, su 36.500 persone. L’età media degli attualmente positivi è di 55 anni. Il 58% sono donne. Sono poi 57 i triestini ricoverati in terapia intensiva da inizio pandemia, oltre a 414 in altri reparti. Nelle residenze per anziani sono stati fatti 16.533 tamponi a 2.477 ospiti: 432 i postivi in 29 residenze, pari al 42% del totale delle strutture, per 80 decessi. E ancora: 1.595 gli operatori testati, di cui 187 risultati positivi. Nella seconda ondata si sono registrate finora 60 positività tra gli ospiti e 21 tra gli operatori.



Capitolo scuole. Sui 95 istituti regionali con contagi 22 sono nella Venezia Giulia, per un totale di 29 alunni e cinque docenti: il 36% nelle primarie, il 59% nelle secondarie e il 5% negli asili. «I contagi – ha commentato Riccardi – avvengono fuori dalle mura scolastiche».

Deluse le opposizioni con Elena Danielis del M5s che parla di «un’audizione frustrante, con pochissime risposte puntuali alle domande fatte». Un concetto ripreso anche dal collega del gruppo pentastellato Paolo Menis: «Nessuna risposta su come la Regione intenda accorciare le liste d’attesa». Sabrina Morena (Open) auspicava «una chiarezza che non c’è stata sulla situazione caotica della medicina territoriale e delle Usca, alle prese con l’insufficienza del personale».

«Ho chiesto di aiutare le persone nel percorso domiciliare – ha aggiunto Antonella Grim (Italia viva) – impaurite nel gestire questa patologia da sole a casa». Critiche anche dal Pd con la segretaria provinciale Laura Famulari che ha sollevato «numerose richieste andate a vuoto». A difendere l’operato della giunta regionale Alberto Polacco, capogruppo di Fi: «La sfida è quella di assicurare l’assistenza domiciliare, ed evitare l’ospedalizzazione, oltre ovviamente all’attività di tracciamento che ha assunto numeri importanti». I lavori si sono aperti con il ricordo di Luciano Kakovic, mancato la settimana scorsa, mentre molti consiglieri hanno aderito alla richiesta di Fabiana Martini, capogruppo Pd, di indossare il nastro rosa della Lilt.—


 

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