Dipiazza e Valenti sul caso piazza Libertà: «Gli antagonisti hanno violato le regole»

Il sindaco: «Si sono presentati per ostacolare una manifestazione autorizzata». Il prefetto: «Ok l’intervento della Polizia»

TRIESTE. Non si sarebbe potuto fare diversamente. E la ragione è il rispetto della democrazia. Si attestano su posizioni simili il sindaco e il prefetto di Trieste, all’indomani dei disordini avvenuti in piazza della Libertà, con la pioggia di critiche che si è successivamente abbattuta sulla scelta di autorizzare una manifestazione della destra contro le politiche migratorie proprio in un luogo così sensibile rispetto al tema (vedi articolo sotto). Roberto Dipiazza e Valerio Valenti sottolineano inoltre come siano stati gli antagonisti a infrangere le regole, per la decisione di essere in piazza senza permessi.

Il primo cittadino Dipiazza ritiene che«i centri sociali sono andati là per ostacolare una manifestazione autorizzata: hanno sbagliato, dal momento che viviamo in un paese democratico. Avrebbero potuto chiedere il permesso e fare una manifestazione loro». A chi gli domanda se dal suo punto di vista sia stato opportuno consentire il presidio della destra, Dipiazza risponde ribadendo che siamo un «paese democratico, di certo non si poteva dire di no». Il sindaco sottolinea inoltre come l’episodio abbia un’importanza relativa, in un momento così grave: «Io penso ai Dpcm, sono preoccupato per l’economia».


Il prefetto Valenti afferma analogamente che «in questo Paese il diritto a manifestare è sempre stato garantito e, salvo prescrizioni regolate dalle forze di Polizia, tale principio deve prevalere su ogni altro limite». Per organizzare una manifestazione si va in Questura a chiedere il permesso, comunicando il responsabile dell’evento e dando un preavviso di almeno 72 ore. Al questore spetta dunque dare l’ok, avvalendosi talvolta del parere del Comitato ordine e sicurezza pubblica. Salvo motivazioni particolarmente gravi, di norma l’ok arriva: quasi un non divieto, più che un’autorizzazione.

Gli organizzatori del presidio, riconducibili al soggetto noto come “Son Giusto”, hanno «chiesto la possibilità di manifestare – prosegue Valenti – e questa è stata loro concessa, così come sarebbe stata concessa anche ad altri, se ne avessero fatto domanda. Magari altrove, visto che al massimo si possono decidere variazioni di luogo e orario, anche nell’interesse degli stessi manifestanti. Non essendo stata presentata alcuna richiesta (da parte di associazioni e gruppi antifascisti, ndr) si sono tuttavia posti automaticamente al di fuori delle regole».

Valenti vuole precisare che i membri dell’associazione Linea d’ombra Odv e altri operatori umanitari abitualmente presenti in piazza per assistere i migranti «si sono immediatamente adeguati all’indicazione di allontanarsi, da parte degli agenti (secondo le ricostruzioni, infatti, prima che scoppiassero i tafferugli diverse persone si erano sedute sulle panchine della piazza in segno di protesta, ndr). Sono quindi rimasti in campo soggetti che nulla avevano a che vedere con quelle realtà. Giovani dell’area antagonista, la cui volontà di contrapporsi ai manifestanti (autorizzati, ndr) era chiara». A quel punto è stato «opportuno l’intervento delle forze di Polizia».

Da più parti si è levata tuttavia una forte critica sulla decisione di autorizzare un presidio con forze di stampo dichiaratamente neofascista come Veneto Fronte Skinhead (la cui presenza era stata annunciata) e CasaPound, i cui militanti si sono visti in piazza. Come confermato anche dal prefetto, in questo caso specifico il soggetto organizzatore era però un gruppo di persone facenti capo alla pagina Facebook “Son Giusto”, che di certo non può essere accusata di richiamarsi esplicitamente al regime fascista. 


 

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