Slogan, fischi e insulti da una parte all’altra nel luogo simbolo dell’aiuto ai disperati

Ai piedi della statua di Sissi lo striscione «Trieste, Lampedusa: stessi destini, basta clandestini». La reazione: «Siamo tutti antifascisti» 

TRIESTE Subito dopo gli scontri la geografia umana di piazza della Libertà era descritta da tre cerchi concentrici. Il più esterno era rappresentato dagli antifascisti: un emiciclo a dire il vero, che andava diradandosi man mano che ci si spostava verso la stazione, partendo dal lato affacciato in direzione della città. A presidiare il perimetro interno del piazzale, quello insomma dove ci sono le panchine, era poi presente un cordone delle forze dell’ordine in tenuta antisommossa. Dietro gli agenti, nel cuore della piazza, si trovavano infine i militanti di estrema destra. Militanti che hanno scelto la statua dedicata all’imperatrice Elisabetta d’Austria come punto nevralgico da cui rivendicare la difesa dei confini nazionali: ai piedi di Sissi qualcuno reggeva un tricolore, mentre uno striscione recitava a caratteri cubitali: «Trieste, Lampedusa: stessi destini, basta clandestini».



A fare da sottofondo sonoro c’erano gli slogan gridati (come «i bipedi strisciano», nel senso che solo i veri uomini camminano). I fischi. Gli scambi di insulti tra le parti. Gli uni urlavano: «Pagliacci». E gli altri rispondevano: «Meglio pagliacci che fascisti». «Siamo tutti antifascisti». «No, siete tutti cogl…». E ancora inviti speculari, da un lato ad andare a lavarsi e dall’altro a tornare nelle fogne. E così via. Alla scena, di per sé dantesca, le mascherine anti-Covid aggiungevano una nota post-apocalittica.

In quel momento mancavano ancora diversi minuti alle 18. 30, orario previsto per l’inizio della manifestazione di destra. Come si è arrivati a questo? Tutto era iniziato parecchi giorni addietro, quando la pagina Fb “Son Giusto Trieste” aveva lanciato una chiamata «contro il business dell’immigrazione clandestina». Vi avevano annunciato la propria adesione forze neofasciste e naziskin come Veneto Fronte Skinhead, Forza Nuova, Gruppo Unione Difesa e Avanguardia. Ieri in piazza si sono visti inoltre esponenti di CasaPound e il consigliere comunale del Gruppo misto Fabio Tuiach. Il posto e l’ora scelti non erano casuali. Ogni giorno nel tardo pomeriggio qui vengono infatti i volontari dell’associazione Linea d’Ombra Odv nonché medici e infermieri umanitari di Strada SiCura. Curano le ferite ai piedi dei migranti in ingresso dalla rotta balcanica, come più in generale dei cosiddetti irregolari: di solito c’è una variegata umanità, fatta ad esempio anche di homeless europei, dopo che l’amministrazione municipale ha chiuso lo storico Help Center della stazione.

L’attività dei volontari non si è fermata nemmeno durante il lockdown, anzi: da allora hanno iniziato a distribuire pure mascherine e igienizzante a chi non ne ha. La storia quest’estate aveva finito per fare il giro dei media nazionali e internazionali. La destra radicale ha invece eletto il luogo a simbolo appunto del «business dell’immigrazione clandestina», forse concentrandosi più in generale sulle notizie di arresti di passeur. Poiché la manifestazione neofascista non è stata vietata (vedi articolo principale), per contro nei giorni scorsi si era creato un fronte antifascista, che aveva espresso preoccupazione per i possibili sviluppi della protesta proprio in un simile luogo: la levata di scudi aveva di fatto riunito sotto lo stesso cappello Pd, Open Fvg, Rifondazione Comunista, Pci, Anpi, Un’Altra Città e Ics-Ufficio rifugiati onlus.

Si arriva così a ieri, quando diverse anime del mondo “antifa”, anche estreme, evidentemente si sono presentate qui senza averne l’autorizzazione. È successo quel che è successo. E gli eventi hanno preceduto di gran lunga lo scoccare delle sei e mezza di sera. Ai margini della piazza più tardi si sono sentite le voci più disparate. C’era chi diceva di aver visto una persona «con la testa aperta». Al contempo l’Ansa riporta che una ragazza sarebbe rimasta contusa in modo più serio, proprio nella adiacente via Ghega, e sarebbe stata portata in ospedale con una ambulanza per essere medicata. C’è chi racconta di aver notato un militante di destra che si era tolto la cintura e l’agitava in aria a mo’ di cinghia. In serata sono infine pervenute le prime reazioni politiche, da parte della sezione locale di Mediterranea e di Riccardo Laterza ( “volto” di Tryeste, che intende partecipare alla corsa per il Municipio nel 2021). Rispettivamente tramite comunicato stampa e post su Fb, entrambi puntano il dito contro il questore Giuseppe Petronzi, imputandogli la responsabilità dell’accaduto e chiedendone le dimissioni. —


 

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