L’Università di Trieste dice basta alle lauree in presenza: «Troppe feste senza freni»

La Sissa auspica non si arrivi a un blocco: «Si salvaguardino laboratori e ricerche sul Covid». Nelle scuole superiori al via la riorganizzazione, per rispettare l’ordinanza regionale del 50% 

TRIESTE L’Università di Trieste sospende le lauree in presenza dal primo novembre. Come conseguenza a comportamenti poco corretti adottati di recente dagli studenti. Le lezioni intanto proseguono regolarmente: nessun cambiamento dopo l’ultima ordinanza del governatore del Fvg Massimiliano Fedriga, considerando che all’ateneo, attualmente, solo il 40% ha scelto di seguire i corsi in aula. La Sissa, la Scuola internazionale superiore di studi avanzati di Trieste, auspica in parallelo che non si arrivi a un blocco totale delle attività come durante il lockdown.



E sono alle prese con modifiche all’organizzazione generale, intanto, le scuole superiori. Già domani un po’ ovunque sono previste riunioni tra dirigenti scolastici e personale.

L’ordinanza, ricordiamo, prevede da mercoledì 28 ottobre e fino al 20 novembre, per le scuole superiori, statali e paritarie, misure di flessibilità per una quota non inferiore al 50% a livello di istituzione scolastica, con la didattica digitale integrata in modalità alternata alla didattica in classe. Allo stesso modo le università di Trieste e di Udine e la Sissa dovranno adottare limitazioni simili, con lezioni in presenza in quote non superiori al 40%.



E proprio all’ateneo triestino, alle nuove regole si aggiunge dunque un ulteriore provvedimento. «Dal primo novembre niente più lauree in presenza», annuncia il rettore Roberto Di Lenarda: «Abbiamo visto che dopo la discussione della tesi molti ragazzi di sono dimostrati indisciplinati negli spazi esterni, con festeggiamenti senza mascherina e senza distanziamenti, con tanto di foto pubblicate. Non è accettabile. Anche se il 90% di studenti laureandi è rispettoso, dobbiamo prendere provvedimenti, considerando l’attuale quadro epidemiologico. Credo sia un segnale doveroso, che mostra come la soglia di attenzione sia sempre elevata. Nelle aule invece i giovani osservano tutte le disposizioni in atto. E le lezioni vanno avanti come fatto finora. Nessuna nuova limitazione, visto che già il 60% ha scelto di seguire da remoto dall’inizio dell’anno. Un aspetto che ritengo fondamentale è che l’ordinanza non sospende le attività di tirocinio e ricerca. In questo caso serve continuare a operare in presenza».



E proprio alla tutela dei laboratori si appella il direttore della Sissa Stefano Ruffo. «È importante che l’attività di ricerca non si fermi, deve essere salvaguardata», sottolinea: «Tra l’altro sono iniziati molti progetti sul Covid- 19. Speriamo che non si pensi di fermare tutto com’era successo nella prima fase dell’emergenza. Sarebbe un dramma. L’ordinanza attuale non ha invece un impatto significativo per noi».

Sono le scuole superiori, invece, a dover rivoluzionare completamente l’organizzazione, anche se alcune, poche a dir la verità, avevano già introdotto la didattica a distanza al 50%. E le perplessità non mancano. «Noi avevamo scelto un sistema a rotazione, adesso dovremo cambiare tutto. Purtroppo non capiamo perché debba pagare sempre la scuola», commenta Ariella Bertossi, dirigente scolastica del Da Vinci-Carli-Sandrinelli a Trieste: «Abbiamo pianificato ingressi scaglionati, con attenzione su ogni fronte, e ci rimettiamo noi, per contagi che non avvengono all’interno degli istituti, ma fuori, dove i giovani continueranno comunque a incontrarsi. Spiace perché si sacrifica il sistema scolastico e gli studenti hanno bisogno di frequentare. Questa scelta non credo sarà risolutiva».

Dubbi sull’ordinanza anche da parte di Alessandro Puzzi, dirigente scolastico dell’istituto Galilei di Gorizia. «Finora eravamo totalmente in presenza e in sicurezza», puntualizza: «Abbiamo avuto solo due casi, contagi fuori dalla scuola. Eravamo tranquilli, l’azienda dei trasporti ci aveva anche potenziato le corse per evitare assembramenti. Non nascondo – dice – che sono perplesso, dovremo rivoluzionare tutto e non è semplice. Siamo un istituto tecnico, che ha tanti laboratori. Certo siamo attrezzati per la didattica a distanza, ma non sarà ovviamente la stessa cosa. Credo che la scuola al momento – sottolinea – sia uno degli ambienti più sicuri che ci siano per i ragazzi. Prendiamo atto del provvedimento, ma dispiace molto».

Laboratori da organizzare a distanza pure al Max Fabiani-Deledda di Trieste. «Anche noi eravamo tutti in presenza, con spazi adeguati alla situazione, ma ci prepariamo a fare quello che viene richiesto», spiega la dirigente Marzia Battistutti: «Alcune materie avranno dei limiti, non essendo disponibili fisicamente le attrezzature della scuola, ma non ci resta altro che cercare la modalità migliore per continuare. Sperando davvero che l’ordinanza serva».

Alcune scuole inizieranno mercoledì una formula provvisoria, per testare la fattibilità delle lezioni e la gestione del programma secondo le nuove direttive, prima di entrare a pieno regime.

E sulle decisioni di Fedriga è critica Antonella Grim, esponente di Italia Viva, attualmente nel Gruppo misto del Consiglio comunale di Trieste. «La scelta di attivare la didattica a distanza, seppur alternata, la considero una resa», fa sapere in una nota: «Amplifica e peggiora le situazioni di disuguaglianza. Non deve passare il messaggio che se le cose peggiorano, il primo livello da comprimere sia quello della scuola. Invito la Regione a lavorare di più sul trasporto pubblico locale, in particolare su quello scolastico». —

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