“Gli infelici” di Timmel vola a 66 mila euro a Trieste. La spunta il patron della Modiano

Il dipinto “Gli infelici” di Vito Timmel, battuto all’asta per 66 mila euro. La base era stata fissata a 35 mila

L’asta alla Stadion con al centro il capolavoro del 1920. Ad aggiudicarselo Crechici, che ne promette la valorizzazione 

TRIESTE Un’asta combattuta, seppur solo “virtualmente”, quella di venerdì sera alla Stadion: tra i molti lotti di valore proposti, tra cui vari dipinti di diversi autori triestini e non solo, gioielli ed elementi d’arredo, è stato venduto il quadro “Gli infelici” di Vito Timmel, partito da una base di 35.000 euro.

«Un capolavoro assoluto» l’aveva definito una settimana fa, in sede di presentazione, Furio Princivalli, direttore della Casa d’aste: «Uno dei più importanti dell’autore». C’è stata, a livello istituzionale, la partecipazione dell’Erpac (Ente regionale Patrimonio culturale del Fvg) che però si è visto superare il limite imposto, insieme a diversi collezionisti privati. Alla fine l’ha avuta vinta Guido Crechici, amministratore delegato e socio unico della Modiano Industrie Carte da gioco ed affini spa il quale aveva dato mandato d’acquisto allo stesso Furio Princivalli. L’opera è stata battuta per 66.000 euro (e dunque venduta per circa 80-82.000 euro comprensivi dei diritti). Come riferisce Guido Crechici contattato telefonicamente, andrà ad arricchire il patrimonio della Modiano che di Timmel possiede già i 16 bozzetti ideati nel 1926 per la realizzazione di un mazzo di carte da gioco.



L’amministratore delegato ha pure anticipato la sicura intenzione di valorizzare il dipinto con una serie di iniziative in via di definizione che potrebbero comprendere anche un evento espositivo aperto al pubblico. Del resto la Modiano collabora già da tempo con Irci (l’Istituto regionale per la cultura istriano-fiumano-dalmata) che nella sua sede museale di via Torino ha di recente ospitato la mostra “Il segno Modiano – 150 anni di arte e impresa” con i manifesti pubblicitari di Orell, Cambon, Sigon e dello stesso Timmel.

Ritorna quindi, finalmente, a Trieste il dipinto appartenuto agli ultimi parenti dell’artista, fino ad ora conservato in una collezione privata milanese. L’opera, datata al 1920, dopo esser stata esposta alla prima “Biennale romana” a Palazzo delle Esposizioni nel ’21, fu presentata alla “Collettiva della Permanente” di Trieste nel ’22. Prestata in occasione della prima “Mostra nazionale artisti giuliani e dalmati” allestita nell’Ala Napoleonica del Museo Correr a Venezia nel 1953, il pubblico triestino poté ammirarla nuovamente nel 1978, nell’ambito della retrospettiva intitolata “Vito Timmel 1886-1949” a Palazzo Costanzi.

La sua importanza era stata da subito avvertita dai critici dell’epoca. Dalla stampa di allora si apprende infatti che dopo aver riscosso “lusinghiero successo” alla mostra romana, “Gli infelici” di Vito Timmel costituivano il pezzo di maggiore attrazione alla mostra della Permanente. Sulle pagine de “Il Piccolo della Sera” del 10 febbraio del 1922 si legge infatti che «il pubblico si è raccolto davanti alla sua tela un poco sorpreso, impressionato, sbigottito. Non deluso. Ha sentito di trovarsi in presenza di una forza nuova; d’essere chiamato a consacrare, col suo giudizio, un ingegno, teso, con energie vigorose, ad altissime vette».

Anche Filippo Tommaso Marinetti giunse a visitare la mostra in una sua «fugace comparsa triestina» e, soffermatosi davanti al capolavoro di Timmel, dichiarò «d’essere rimasto preso come da un fascino acuto, d’averne provato su l’animo tutta la penetrazione e la profondità». —


 

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