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Trieste, consumi in picchiata fra negozi e locali. Torna l’ombra della cassa integrazione

Dal -50% di affari in bar e ristoranti al -30% di punti vendita di abbigliamento e centri estetici. L’allarme delle categorie

2 minuti di lettura
Cittadini in centro: il viavai di clienti negli ultimi giorni ha registrato un vistoso calo nei negozi 

TRIESTE L’incertezza, i timori generati dall’aumento dei contagi da coronavirus e le nuove regole imposte dai Dpcm hanno rallentato i consumi in città. Si registrano cali anche del 50% nei pubblici esercizi, del 30% nelle pasticcerie, in media del 25-30% nei negozi di abbigliamento, di oggettistica, nelle rivendite di fiori. È diminuito il lavoro dei tassisti, del 30-40% quello dei centri estetici e delle palestre. Tengono, invece, anche con un incremento dei fatturati, i parrucchieri e i punti vendita di casalinghi.

«Da quando con i recenti Dpcm sono state introdotte nuove restrizioni – riferisce Antonio Paoletti nella sua doppia veste di presidente di Confcommercio Trieste e della Camera di commercio delle Venezia Giulia – la gente ha tirato i remi in barca, ha un atteggiamento rassegnato che ovviamente incide sui consumi. Ora non servono lunghi discorsi e dibattiti, ma poche notizie e chiare, complete, dirette. Basta con il terrorismo mediatico che rischia di seppellire un’economia già a pezzi». Parole, quelle di Paoletti, che trovano conferma nelle testimonianze dei singoli commercianti: «Questa settimana il lavoro è dimezzato – testimonia Franco Rigutti dell’omonimo storico negozio di abbigliamento –, ad una certa ora del pomeriggio è come se ci fosse il coprifuoco. Malgrado la nostra categoria non sia stata toccata da ulteriori restrizioni, risentiamo già molto della situazione». «La gente gira molto meno – valuta Roberta Maggini, titolare di quattro negozi tra cui i punti vendita Calzedonia –. I clienti entrano a colpo sicuro e non passeggiano alla ricerca di qualcosa da acquistare. Il lavoro si concreta soprattutto al mattino, dal tardo pomeriggio la città si svuota».

Crollati i fatturati dei pubblici esercizi. «È una tragedia – commenta il gestore dell’Antico Caffè San Marco Alexandros Delithanassis –, da una settimana malgrado nel mio locale non manchino certamente gli spazi per garantire la massima sicurezza, abbiamo avvertito un calo drastico degli incassi così come pure del numero di avventori del 50%». «Alle 20.30 il lavoro è già finito – spiega – e anche nel corso della giornata ce n’è molto meno. L’andamento dei contagi ha inciso sulle abitudini e sui consumi dei triestini, il nuovo Dpcm poi, di cui comunque comprendo la necessità, ha avuto un effetto devastante». Delithanassis anticipa che, come molte aziende del settore, sarà costretto «a ricorrere nuovamente alla cassa integrazione, tenendo aperto 7 giorni su 7 per distribuire i turni, anticipando apertura e chiusura».

Una situazione quella del San Marco condivisa da centinaia di gestori e che non può non preoccupare Federica Suban, presidente di Fipe Trieste: «Molti iniziavano a riprendere respiro mentre da una decina di giorni si viaggia a vista – testimonia –, è un’agonia, con cali di lavoro significativi, disdette continue anche da parte di chi doveva partecipare a convegni che sono stati annullati. Purtroppo, la sensazione è che le restrizioni nei confronti della categoria non finiranno qua. Temiamo per molti, soprattutto se non arrivano aiuti concreti».

Da una decina di giorni è scesa anche l’attività dei centri estetici. «Il settore avverte un calo del 30-40% – indica Luisa Dri, responsabile del settore benessere di Cna e titolare del centro di estetica Lotus –: la gente ha paura, assillata anche dalle notizie che 24 ore su 24 parlano solo di coronavirus. Sto già meditando se fare nuovamente ricorso alla cassa integrazione». —


 

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