Lezioni da casa per la metà degli allievi delle superiori e per due universitari su tre

Fedriga firma l’ordinanza che svuota le aule: sarà in vigore da mercoledì fino al 13 novembre. Saranno i presidi a decidere in autonomia con quali modalità applicare la didattica a distanza  

TRIESTE A casa metà degli studenti delle superiori e due terzi degli universitari. La giunta Fedriga vara la stretta sulle lezioni in presenza e da mercoledì 28 impone appunto a scuole superiori e università di tenere in classe un numero ridotto di ragazzi. Una parte seguirà gli insegnamenti in aula e il resto da casa, attraverso l’ormai “famigerata” didattica a distanza. Nel caso delle scuole, spetterà ai presidi organizzarsi, scegliendo come attuare la rotazione settimanale fra la metà di allievi convocata a scuola e un’altra metà che rimarrà davanti al computer.



La gestione della delicata materia è ormai una babele, con la Campania a fare da apripista, con la chiusura degli istituti di ogni ordine e grado, in polemica con la ministra Lucia Azzolina. Ogni governatore ha fatto a modo suo: in Puglia e Marche la misura si limita ad esempio a imporre il 50% agli ultimi tre anni di superiori, in Lombardia si è provveduto alla chiusura integrale di licei e tecnici, in Piemonte si segue la medesima linea del Fvg e così via.



La firma è stata apposta nel pomeriggio di ieri dal governatore Massimiliano Fedriga, dopo un confronto con i rappresentanti del mondo della scuola e dell’università. Sono state così definite le misure da adottare nell’ambito dell’istruzione per contenere l’emergenza epidemiologica, che vede in regione più di 250 tra studenti, professori e altro personale positivi al coronavirus, con ben 1.500 ragazzi messi in quarantena.

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Scuole materne, elementari e medie non saranno interessate dall’ordinanza. Come recita la nota diramata dalla Regione, infatti, da mercoledì prossimo e fino al 13 novembre, le scuole superiori statali e paritarie dovranno adottare, «con il ricorso alle misure di flessibilità per una quota non inferiore al 50% a livello di istituzione scolastica, la didattica digitale integrata, in modalità alternata alla didattica in presenza». Le scuole saranno autonome nell’individuare le misure più idonee, ma la giunta indica due linee guida. Da una parte «l’alternanza su base settimanale per singole classi», dall’altra «l’omogeneità di trattamento tra le classi, con l’eccezione delle classi del primo e dell’ultimo anno, per le quali si privilegia una maggiore attività in presenza».

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Sempre da mercoledì al 13 novembre, gli atenei di Trieste e Udine, più la Sissa, dovranno garantire che il 60% degli iscritti segua la didattica a distanza. Sono esclusi dal contingentamento le attività laboratoriali e di ricerca, i dottorati e i master. Anche in questo caso, la Regione chiede un occhio di riguardo per garantire maggiore presenza alle matricole.

Non bastassero le difficoltà ad applicare in quattro giorni la nuova ordinanza, i presidi del Fvg denunciano intanto lo stop ai reclutamenti di supplenti dal cosiddetto organico Covid, dopo che il ministero dell’Istruzione ha dovuto ammettere di aver sbagliato i calcoli sulle risorse economiche disponibili. Sono state così per il momento congelate in tutta Italia le chiamate dal bacino di settantamila professori pronti a rafforzare gli organici nel corso della pandemia. Fedriga chiede a Roma di sanare subito l’errore contabile: «Il governo intervenga immediatamente per risolvere le criticità che hanno portato in queste ore al blocco dei contratti di supplenza per il personale scolastico durante l’emergenza Covid-19».



Incredibile ma vero, il Miur ha sbagliato a calcolare le risorse a disposizione. Nel mirino finisce la ministra Azzolina: per l’assessore all’Istruzione Alessia Rosolen «si tratta dell’ennesimo, grave, fallimento del ministro. Per le scuole è un colpo molto pesante». Secondo Rosolen, «è doveroso trovare le risorse necessarie per consentire uno svolgimento regolare delle lezioni». L’assessore rimarca che «il ministro si era impegnata su tre fronti. Il primo era il rafforzamento del personale, ma la realtà è lontana dal piano governativo. Il secondo punto erano invece le lezioni in presenza, ma tutte le responsabilità sono state scaricate sulle Regioni. I nuovi banchi si stanno infine rivelando un’emorragia di risorse e la loro consegna è in forte ritardo».—

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