Asugi e ambulatori sotto pressione La “caccia” ai contagi si complica

Un tampone effettuato a Trieste in un’immagine di repertorio

Azienda sanitaria e medici di base oberati. E c’è chi, senza una risposta, si paga il tampone in privato

TRIESTE I sintomi indistinguibili da quelli di una banale influenza. La linea telefonica dello studio dei medici di medicina generale sempre occupata. Le indicazioni dell’Azienda sanitaria su come gestire un contatto con un positivo che non arrivano. Problemi quotidiani per il cittadino nella seconda ondata della pandemia, con meno casi gravi, ma anche con un incremento dei positivi che a ottobre fa segnare una media di 119 casi giornalieri contro i 49 di marzo-aprile. Secondo Nino Cartabellotta, presidente della Fondazione Gimbe, la brusca impennata del rapporto positivi/casi testati «certifica il fallimento del sistema di testing & tracing per arginare la diffusione dei contagi». La “prima diga”, aggiunge, «è saltata in particolare in alcune regioni come la Valle d’Aosta, un positivo ogni tre test, e la Liguria, uno ogni quattro».

In Fvg, nell’ultima settimana, siamo a uno su sette (ieri uno su cinque). In un report del Sole 24 Ore emerge che la nostra regione paga la carenza di addetti per il tracciamento e il monitoraggio dei contatti stretti e dei casi in quarantena e isolamento: solo 99 incaricati, 0,8 ogni 100 mila abitanti, l’unica messa peggio è la Calabria.


Il vicepresidente del Friuli Venezia Giulia e assessore con delega alla Sanità Riccardo Riccardi, non a caso, rimarca da giorni il nodo del personale, ma assicura che «il nostro sistema di tracciamento, pur sotto pressione, rimane uno dei migliori. Non dimentichiamo che siamo partiti facendo 200 test al giorno e ora siamo a cinquemila». Come recuperare però terreno rispetto a un virus che corre sempre più veloce? «Servono tamponi più rapidi, magari quelli con la saliva», dice il vicegovernatore, richiamando le dichiarazioni del viceministro alla Salute Pierpaolo Sileri che consiglia di ultimare la quarantena prima del test. Dopo di che ci sono i cittadini che legittimamente reclamano il diritto (dovere) di sapere se, dopo il contatto con un positivo, hanno contratto l’infezione. E che, per evitare di trasmetterla, a scuola o sul lavoro, il tampone se lo fanno in privato, pagandoselo, in assenza di risposte dall’Azienda sanitaria e dei medici di medicina generale.

In settimana Riccardi ha fatto tra l’altro un appello alla prima linea, auspicando risposte migliori di quelle date sinora, a partire dal flop sui test sierologici per il personale della scuola, cui ha aderito non più di un medico di medicina generale su cinque. L’assessore non è tuttavia andato allo scontro, non in una fase di emergenza in cui tutti cercano comunque di dare un contributo.

Un passo verso gli utenti viene intanto dall’avvio del servizio di comunicazione, coordinato da Arcs, degli esiti negativi dei tamponi tramite sms o recall automatico. Ieri ci sono state le prove riuscite da parte dell’Azienda Friuli centrale e dalla prossima settimana la partenza interesserà anche Asugi e Azienda Friuli Occidentale. Concretamente, le persone non contagiate verranno informate del risultato via messaggio telefonico o via chiamata su linea fissa (fino a tre tentativi in orari e giornate diversi dal numero 040 0647840).

I referti sono inoltre disponibili nel fascicolo sanitario elettronico all’interno della piattaforma Sesamo e sono visibili anche ai medici di medicina generale e ai pediatri di libera scelta, se autorizzati alla visione da parte di ogni assistito.

Dall’Asugi arriva intanto un appello «al senso di responsabilità e di collaborazione». La missione di ogni azienda sanitaria, si legge in una nota, «è la tutela della salute pubblica, e la missione di ogni nostro professionista è aiutare i cittadini in tutte le tappe del percorso di cura: prevenzione, cura e riabilitazione. In un momento di recrudescenza dei casi Covid – informa poi l’Asugi – allo scopo di tutelare e assistere al meglio le diverse situazioni, vista l’esperienza dei mesi precedenti, abbiamo attivato una manifestazione di interesse per cercare la miglior soluzione al fine di poter assistere e curare pazienti non autosufficienti Covid positivi in ambiente extra ospedaliero. La Residenza Villa Sissi ha partecipato e firmato l’accordo il 23 ottobre. L’invito in questi momenti in cui la variabile tempo è molto preziosa è di collaborare tutti per quanto possibile allo scopo di aiutarci e tutelare la salute pubblica. Ci saranno poi i tempi e i modi per chiarire eventuali criticità».—


 

Zuppa fredda di barbabietola, arancia e yogurt

Casa di Vita
La guida allo shopping del Gruppo Gedi