Slovenia, lockdown a un passo: chiusi da sabato 24 ottobre bar e ristoranti. Ai confini gli italiani potranno passare

Il centro di Lubiana deserto dopo le 21 per il coprifuoco, girano solo poliziotti e ispettori sanitari. (delo.si)

Niente asili, trasporti pubblici ridotti di un terzo. Il premier Janša si appella ai sindaci per misure mirate. Non cambia nulla, invece, per il regime di transito

LUBIANA. Dalla prossima settimana la Slovenia si appresta a vivere in una fase di pre-lockdown. I numeri dei contagi sono più alti di quelli della primavera scorsa, gli ospedali soffocano e le case di riposo di tutto il Paese si stanno trasformando in cluster mortali per i suoi ospiti che il virus sta infettando. I numeri parlano chiaro: nelle ultime 24 ore i nuovi contagi sono stati 1.663 su 6.215 tamponi eseguiti. Nove i morti.

Così ieri pomeriggio, giovedì 22, il primo ministro Janez Janša, scuro in volto nonostante la mascherina protettiva, ha annunciato che da domani saranno chiusi tutti i bar, i locali e i ristoranti (possibile il take away), gli alberghi, i centri commerciali, gli asili, gli ostelli e le case degli studenti, le scuole medie inferiori, il trasporto pubblico sarà ridotto a un terzo della sua capacità operativa normale.

Il premier ha altresì rivolto un appello ai sindaci affinché con l’ausilio della Protezione civile applichino, qualora ce ne fosse bisogno, misure mirate nelle loro aree di competenza per fronteggiare l’epidemia. «Siamo di fronte - ha detto Janša - alla stessa situazione della primavera scorsa, solo che ora il virus è più forte anche se noi lo conosciamo e possiamo combatterlo meglio».

Il primo ministro ha anche ammesso a denti stretti che il governo ha deciso di non applicare, per il momento, il divieto di uscire di casa o di recarsi in un comune diverso da quello di residenza, ma ha precisato, tutto dipenderà dai numeri che il virus ci darà la prossima settimana che sarà un vero e proprio punto cruciale per il Paese. Appello anche ai datori di lavoro perché attuino al massimo il regime dello smart working e dove ciò non sia possibile che mettano in atto tutte le misure necessarie a prevenire il contagio tra i lavoratori.

Per quanto riguarda il sistema sanitario Janša ha ammesso le difficoltà che si stanno fronteggiando in queste ore negli ospedali, ma ha sostenuto che non si è ancora in una fase di allarme. Se si dovesse arrivare a un punto di grave sofferenza, ha precisato, ci sono alcuni Paesi europei pronti a darci una mano, in primis la Germania. «Ho parlato pochi minuti fa con la cancelliera Angela Merkel - ha spiegato il primo ministro sloveno - ci siamo confrontati sull’emergenza Covid-19 e ci è stato offerto un aiuto diretto da parte delle autorità sanitarie tedesche qualora noi dovessimo andare in sofferenza».

Nulla cambia per quanto riguarda il transito dei confini. «Tutto resta invariato - ha affermato Janša - su questo tema il governo tiene un atteggiamento molto pragmatico, del resto - ha puntualizzato - gli sloveni non possono muoversi da una regione all’altra per cui il passaggio dei confini resta relegato a motivi d’urgenza, logistici o ai lavoratori transfrontalieri». Per quanto riguarda gli italiani che entrano in Slovenia, «l'Italia è sulla lista arancione (dal 29 settembre 2020) - si legge sul sito del governo sloveno - le persone che entrano dall'Italia possono recarsi in Slovenia senza restrizioni e quarantena».

E questo perché Italia e Slovenia sono nell’Area Schengen. Resta possibile anche il transito attraverso la Slovenia per dirigersi ad esempio in Croazia o in Ungheria, purché questo passaggio avvenga nelle 12 ore successive all’entrata dal confine di Stato.

Esaminando il terzo pacchetto di provvedimenti previsto nella fase cosiddetta “rossa” dopo la proclamazione dello stato di epidemia e quelli presi ieri dal governo si vede chiaramente che il passo verso il lockdown vero e proprio è molto breve. Da qui l’espressione e la voce che certo non induceva all’ottimismo, ieri pomeriggio, di Janša. —

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