“Mastica e sputa”, grandi temi sociali e vite ai margini ma con ironia

In scena al Miela il reading tratto dal libro di Roveredo con lo stesso autore e il Pupkin Kabarett

TRIESTE. «Mastica e sputa da una parte il miele, mastica e sputa dall’altra la cera». Recita così una canzone del grande Faber i cui versi danno il titolo al reading musicale tratto dall’omonimo libro di Pino Roveredo, “Mastica e sputa”, in scena domani (sabato 24 ottobre) alle 20.30 e domenica alle 18 al Miela con la compagnia del Pupkin Kabarett (Laura Bussani, Stefano Dongetti e Alessandro Mizzi) e la partecipazione dell’autore e di Riccardo Morpurgo al piano. Un “viaggio duro e ironico al tempo stesso sul lato meno soleggiato della strada”.

«Il libro - rivela Roveredo - era un’occasione per tirare fuori un po’ di pietre dallo stomaco e al contempo si deve al mio amore per una canzone di De Andrè. Trenta racconti che parlano delle cose più disparate e disperate. Quando scrivo io parlo ad alta voce: era quasi naturale che il libro diventasse un reading, che spazia dal manicomio al carcere. Tutti luoghi dove ho lavorato e lavoro che hanno segnato la mia vita. È allo stesso tempo schiaffo e carezza, parla di aspetti drammatici, ma anche ironici».

Le pietre più indigeste? «L’archivio del manicomio di Gorizia, dove ho visitato lo scaffale dei bambini morti all’interno della struttura nel periodo fascista senza aver visto il sole, aver conosciuto un abbraccio, aver vissuto la vita che apparteneva loro: tantissimi. E poi il carcere, essendone stato io in gioventù un ospite “costretto”. E infine gli anziani, che sputano tutta la rabbia che hanno masticato nella loro esistenza in maniera feroce».

Un libro per dare voce agli ultimi. «Che creano grande indifferenza e vivono in uno stato di abbandono, quasi fossero irrecuperabili: io sono stato un ultimo, ma oggi con soddisfazione posso dire di essere diventato un penultimo. Con un un po’ di attenzione e sensibilità possiamo salvarli. Il carcere è un marchio che non si riesce a togliere, ma ci sono dimostrazioni di donne che hanno messo su famiglia e uomini che si sono costruiti una vita. Per la societa recuperarli significa anche abbattere un costo e avere da loro un contributo: almeno questo dovrebbe smuovere».

Ma si sorride pure. «Come con Diana, che va a trovare il marito in cimitero e, dopo 40 anni di vessazioni, riesce a vendicarsi in maniera ironica. Ho conosciuto mogli rinate dopo la morte del consorte perché dominate dall’arroganza maschile». «Il rapporto con Roveredo - ricorda Mizzi - è iniziato nel 2013 al Rossetti. Ha preso parte più volte al Pupkin: nel raccontare storie è esilarante e soprattutto è un autore che si mette al servizio degli attori e dei suoi testi. Ci piace leggerli in maniera leggera perché solo così si può arrivare in profondità».

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