Slovenia, il coprifuoco notturno non frena l’avanzata del morbo

Medici assistono un paziente Covid nel reparto di terapia intensiva di un ospedale

I nuovi positivi sono stati 1.503, di gran lunga il numero più alto: otto le vittime. In Croazia 1.424 casi

BELGRADO Sempre più allarmante. È la situazione epidemiologica nella vicina Slovenia, dove ieri (mercoledì 21 ottobre) era stato preventivato un significativo nuovo aumento dei contagi – il premier Jansa parlava di possibili 1.100. È andata ancor peggio. I nuovi positivi accertati martedì sono stati infatti 1.503, di gran lunga il numero più alto da inizio epidemia, su soli 5.891 test effettuati, con dunque una percentuale di infetti pari addirittura al 25,5%, la più elevata di sempre. Brutte notizie anche sul fronte dei decessi da virus. I morti in 24 ore sono stati ben otto, record dalla primavera a oggi, portando il totale a 200. Ed è allarme rosso anche negli ospedali, in sofferenza soprattutto a causa delle carenze di personale – che sarà affrontata assumendo specializzandi e richiamando camici bianchi in pensione.

I casi attualmente positivi sono ormai 8.860 (+14,9%), i pazienti ospedalizzati sono saliti a 333, 60 in più in un solo giorno, mentre sono rimasti stabili quelli ricoverati in terapia intensiva (55). L’incidenza cumulativa dei casi negli ultimi 14 giorni è intanto balzata a 423 per 100 mila.


Numeri che, negli auspici delle autorità, dovrebbero scendere in futuro o quantomeno rallentare anche grazie al coprifuoco notturno, che tuttavia «non viene rispettato da alcuni», ha denunciato ieri il portavoce del governo, Jelko Kacin, un riferimento in particolare alle proteste registrate martedì notte a Maribor. Si tratterebbe di irresponsabili, che non comprendono «in che situazione ci troviamo», contrassegnata dalla «crescita costante del numero degli infetti, uno su quattro tamponi è positivo». Nel frattempo, sono stati inasprite le misure restrittive decise dal governo, che vanno ad aggiungersi al divieto di spostamento da una regione rossa all’altra e verso l’estero, se non per seri motivi – ma sono esclusi «gli stranieri in transito verso altri Paesi», ha puntualizzato l’ambasciata italiana a Lubiana, che sul proprio sito ha fornito informazioni aggiornate sulle misure in vigore in Slovenia.

Nelle regioni rosse – unica arancione rimane quella Costiero-carsica – arrivano anche la chiusura dei cinema e giro di vite per parrucchieri, centri bellezza, bar e ristoranti e per svariate attività sportive. Sia contro le limitazioni agli spostamenti sia contro il coprifuoco notturno è stata presentata un’interpellanza alla Consulta slovena, in cui si sostiene che, in assenza della dichiarazione di stato d’emergenza, le misure sarebbero incostituzionali. Misure speculari che, al momento, non sono attese nella vicina Croazia, malgrado i 1.424 nuovi positivi confermati ieri, gli undici nuovi decessi e soprattutto l’aumento allarmante degli ospedalizzati, arrivati a quota 622, 38 in terapia intensiva.

Allarme che ormai risuona ininterrottamente pure in Bosnia, dove ieri si sono toccati i 922 contagi (su soli tremila test), con 14 morti in 24 ore. Non è più un’isola felice la Serbia, dove ieri si è registrato un numero record di infezioni (512) e altri due decessi. Anche a Belgrado, dove è segnalato un significativo aumento dei ricoverati, si va verso nuove restrizioni – e si mormora di un possibile coprifuoco nella capitale, già nel weekend. In Macedonia i nuovi contagi sono stati ben 640, 177 in Montenegro, 120 in Kosovo. —


 

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