Nelle palestre di Trieste crollano le iscrizioni: corsi semi deserti

L’ultimatum del governo e il clima di incertezza generale sta penalizzando il settore. «Ma è ingiusto trattarci da untori» 

TRIESTE Le palestre in questo momento sono osservate speciali. Il recente Dpcm ha graziato per ora il mondo del fitness, ma con delle forti riserve. I gestori delle strutture sanno di essere sulla graticola - anche a Trieste, dove nei giorni scorsi è stato registrato un maxi focolaio in un centro di via Svevo con oltre 30 contagiati -, e temono provvedimenti drastici nei confronti dei loro impianti già dal prossimo provvedimento del governo.



Una spada di Damocle che arriva proprio nel momento peggiore. Per molte palestre quello da metà settembre fino alla fine di ottobre è infatti il periodo più proficuo. Mentre ora il clima di incertezza ha fatto crollare le iscrizioni e rallentato negli ultimi giorni la frequentazione da parte di molti clienti. «Sarà la fine di realtà già agonizzanti - commenta preoccupato Fulvio Alberi titolare dell’Aquarium Club e decano del settore a Trieste -. Registriamo per lo più abbonamenti mensili e molti ingressi singoli, vendendo meno quelli che prevedono pacchetti semestrali o annuali».

Per riaprire garantendo la massima sicurezza le palestre hanno investito molto, «predisponendo, nel caso della mia palestra, – indica Alberi – persino di un macchinario all’ozono che ogni notte sanifica l’aria, e rafforzando anche il contratto con la ditta che mi fa le pulizie. Stiamo lavorando in perdita, ce la mettiamo tutta, ma la facilità con la quale oggi si parla di richiudere le nostre attività mi fa cadere le braccia».

Gli imprenditori del settore si sentono offesi dalla facilità con la quale si discute sulla loro chiusura: «Pretendiamo rispetto e serietà – sostengono – non è giusto farci investire a giugno per poi farci richiudere ad ottobre, senza alcuna evidenza concreta che nelle nostre strutture ci sia stato un numero di contagi più elevato che in altre attività».

Marco Segina di Fit Lab spiega che «le palestre si sono già adeguate da mesi alle linee guida condivise dalle Regioni e della Federazioni, adottando misure in alcuni casi più restrittive del previsto. I controlli ci sono stati, pochi e non particolarmente approfonditi, – testimonia – quindi non capisco su che base si faccia ora riferimento ad un mancato adeguamento ai protocolli». «Ora temiamo il blocco delle attività, – aggiunge – magari senza spiragli di ripresa fino alla prossima primavera». Lo stesso imprenditore evidenzia inoltre «come venga ora addossata ad alcune attività la responsabilità dei nuovi contagi, dopo il liberi tutti generalizzato da inizio estate, con i supermercati passati, ad esempio, da un rigido contingentamento degli ingressi, con tanti di uso di guanti e controlli, ad un ingresso incondizionato».

I contagi in palestra però, come noto, ci sono stati. Lo sanno bene titolari e iscritti alla Movin’Up di via Svevo, chiusa per decisione dei gestori dopo la scoperta dei primi casi. «L’abbiamo fatto anche in assenza di una prescrizione di Asugi – sottolinea il presidente e responsabile legale della palestra, Christian Zidarich – per una questione di trasparenza verso i nostri clienti, per far capire che per noi la sicurezza viene prima di ogni altra cosa. Ora l’attività è ripresa con gli istruttori che sono risultati negativi al tampone». Zidarich però evidenzia ritardi nel sistema. «Dopo il primo tampone positivo, – racconta – sabato scorso mi sono sottoposto al secondo. Nel giro di 48 ore i positivi dovrebbero essere contattati da Asugi. Io non ho ricevuto chiamate e credevo quindi di essere negativo. Invece martedì il mio medico di base ha riscontrato che sono ancora positivo. Eppure ancora nessuno mi ha chiamato». —


 

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