L'esperta: «I centri sono sicuri come non mai e fare del moto aiuta a star bene»

Lo sfogo di una insegnante di fitness: «Le norme garantiscono l’assenza di pericoli. Se chiudono noi tanto vale fermare anche gli autobus» 

TRIESTE «È come lavorare con una spada di Damocle sulla testa». La psicologa e insegnante di fitness triestina Barbara Skabar interviene sulle condizioni di sicurezza nelle palestre dopo che il caso della Movin’ Up (la struttura in cui sono stati trovati oltre 30 positivi) ha suscitato l’inquietudine di molti triestini. Nel farlo Skabar esprime le preoccupazioni delle sua categoria per la salute dei clienti ma anche per la tenuta del lavoro nei prossimi mesi: «Le palestre sono sicure come non sono mai state e le norme danno la possibilità di lavorare senza pericoli. E fare un po’ di attività fisica è importante per il benessere anche psicologico delle persone».

Barbara Skabar, psicologa e insegnante di fitness


Skabar lavora ai corsi della palestra triestina in cui opera, e assicura che le norme vengono generalmente applicate in modo stringente: «Abbiamo delle linee guida molto chiare dalle istituzioni e dalla nostra stessa federazione nazionale. Per carità, c’è sempre quello che non le segue, ma in generale le palestre sono luoghi sicuri. Da noi tutti indossano la mascherina, alla fine di ogni lezione disinfettiamo tutti gli ambienti con il vapore, abbiamo tappeti disinfettanti all’ingresso e negli spogliatoi. Stiamo continuando a lavorare seguendo le normative emanate già il 25 maggio scorso, alla fine del lockdown. Cerchiamo di essere più attenti possibile».



Il timore è che il peggioramento della situazione porti a nuove chiusure: «Se adesso ci chiudono rovinano il lavoro fatto in questi mesi - ragiona Skabar -. A maggio quando abbiamo riaperto le persone avevano una paura tremenda, noi abbiamo lavorato duro per dimostrare ai clienti che le palestre sono luoghi sicuri, rispettando tutte le indicazioni: abbiamo fermato gli esercizi ravvicinati negli sport di contatto, abbiamo contrassegnato i posti in cui piazzarsi, ognuno si porta il tappetino da casa».

Conclude Skabar: «Io sono psicologa e posso dire che in una situazione di grande isolamento per molte persone, che lavorano da casa magari da mesi, l’attività fisica resta importante. C’è chi non ce la fa e cade in depressione. Noi non facciamo gare ne grandi manifestazioni. Se chiudono noi tanto vale chiudere anche il trasporto pubblico». —

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