Trieste, il cantiere all’Aquario si allunga di tre mesi: traguardo a gennaio

La riqualificazione degli spazi interni deve tenere conto delle nuove linee guida per il settore edile. L’assessore comunale Rossi: «Non possiamo farci niente» 

TRIESTE L’emergenza Covid-19 rallenta i lavori allo storico Aquario e obbliga l’amministrazione comunale a prorogare di circa tre mesi il termine contrattuale degli stessi. La fine dell’intervento di ristrutturazione, che darà un nuovo volto agli interni di una tra le mete più visitate da chi arriva in città, era stata fissata per lo scorso 17 ottobre e ora è stata spostata al 25 gennaio 2021.

«L’emergenza che stiamo vivendo impone di seguire ferree linee guida anche al comparto dell’edilizia, e di conseguenza non è possibile pretendere o assicurare il massimo della produttività all’interno di un cantiere. Non possiamo farci niente», commenta l’assessore alla Cultura Giorgio Rossi. La richiesta di posticipare il termine del cantiere, avanzata lo scorso 3 settembre dalla Innocente e Stipanovich, l’impresa capogruppo dell’Ati appaltatrice, è stata accolta dal Comune valutando due fattori. In primis, come indica la determina firmata dal direttore dei Lavori pubblici Enrico Conte, la «necessità di riprogrammazione delle modalità di gestione, operative e organizzative del cantiere in un contesto Covid, non prevedibile al momento della formulazione dell’offerta, al fine della tutela della sicurezza e della salute dei lavoratori».


C’è poi un altro aspetto non di poco peso da considerare, quello della salvaguardia della fauna ittica ospitata nelle vasche della struttura. Lo scorso agosto, nel corso di una riunione, il personale comunale addetto alla gestione dell’Aquario «ha informato i presenti – indica la determina di Conte – della moria di alcune specie ittiche, rappresentando il forte stress già subito dalle stesse per lo spostamento nelle vasche provvisorie ed aggravato dalle condizioni di rumorosità delle lavorazioni associate alle conseguenti vibrazioni createsi in cantiere». Gli addetti alla cura di quegli animali hanno così chiesto di limitare quel tipo di interventi per tre mattine alla settimana, così da permettere agli animali di nutrirsi in condizioni idonee, «senza stress». Gli aspetti “stressogeni” per le specie ittiche come il rumore delle operazioni di demolizione e le vibrazioni che ne derivano, non erano evidenziati negli elaborati di gara e quindi non erano stati presi in considerazione dall’impresa, che ha comunque da subito messo in atto tutte le necessarie misure per la riduzione dei rumori, con accorgimenti come l’utilizzo di trapani a rotazione anziché a rotopercussione o di attrezzature silenziate elettriche con batterie. —


 

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