Più poteri su movida e coprifuoco a Trieste e Gorizia: Dipiazza e Ziberna pronti ad agire

Primi cittadini d’accordo con Roma sulla libertà di manovra lasciata ai territori. Il sindaco del capoluogo giuliano: «Andrò io in giro tra i ragazzi per far rispettare le regole». A Monfalcone Cisint fuori dal coro: «Troppo comodo scaricare le responsabilità su di noi» 

TRIESTE Preferiscono la carota al bastone. Ma non rinunciano ai poteri che il Dpcm consegna loro per contenere la seconda ondata del contagio. Con la sola eccezione di Anna Cisint, sindaco di Monfalcone, che tuona contro «l’ennesimo provvedimento spot del governo», i principali primi cittadini del Friuli Venezia Giulia sono pronti, nel caso estremo, a chiudere vie e piazze dei centri urbani a rischio assembramento.



Il tema è spinoso. Il governatore Massimiliano Fedriga rivendica il ruolo delle Regioni nell’aver evitato, almeno per il momento, le restrizioni di primavera: «Oggi è fondamentale che i territori vengano ascoltati ed è altrettanto chiaro che dobbiamo tenere seriamente monitorata la situazione per interventi mirati ove ce ne fosse bisogno». Interventi ora nelle mani dei sindaci, con l’Anci Fvg, come quella nazionale, che contesta. «Scorrettezza istituzionale approvare una norma di cui si era discusso con tutti tranne che con i sindaci – dice il presidente Dorino Favot –. Istituire coprifuochi è un passo complicato per il quale chiediamo ai prefetti e alle Asl di affiancarci».

Ma a protestare, tra i sindaci delle città più grandi, è solo Cisint: «Vergognoso che facciano credere che così si risolvono le criticità». Chiudere vie o piazze? «Non è questa la soluzione al problema degli assembramenti, significa semplicemente far spostare la gente da un’altra parte». E c’è pure la questione dei controlli: chi li fa? «La Polizia locale, già impegnata in tutta una serie di servizi e attività, non può farsene carico nelle ore notturne». Di qui la certezza che, a Monfalcone, «non ricorreremo al coprifuoco».



Non vorrebbero arrivarci nemmeno Roberto Dipiazza a Trieste, Rodolfo Ziberna a Gorizia e Pietro Fontanini a Udine. Ma i tre sindaci dei comuni capoluogo non respingono il potere trasferito da Roma per controllare le movida. A Trieste, in piazza Barbacan, Cavana, in via Genova e in via Torino. A Gorizia, nel crocevia tra corso Italia, corso Verdi, via Garibaldi e via Diaz. A Udine in via dei Torriani, largo dei Pecile, via Valvason, via Sarpi.

«A me va molto bene avere questa responsabilità di confrontarmi con il presidente del Fvg Fedriga e prendere provvedimenti seri», dice Dipiazza in una video postato sui social. In prima battuta, prosegue Dipiazza, servirà fare prevenzione: «Sarò in giro a vedere la situazione. Inviterò i ragazzi a usare la mascherina e a mantenere il distanziamento interpersonale, così non avremo problemi e non ci sarà bisogno di interventi drastici». Dopo di che, di fronte a comportamenti non corretti, «sarò costretto a chiudere alle 21». Non come prima opzione, dunque, «non voglio farlo, «ma, se dovessimo avere dei dati contrastanti, è chiaro che dovrò procedere». A commentare criticamente è la segretaria provinciale del Pd Laura Famulari: «Dopo aver evitato per mesi qualsiasi intervento su quanto accaduto in città, Dipiazza annuncia il suo prossimo show ad uso di video da pubblicare sui social. Contenga la tentazione di far campagna elettorale e non aggiunga se stesso agli assembramenti della movida. Con disposizioni chiare le forze dell'ordine sanno già fare il loro mestiere».

A Gorizia anche Ziberna approva il principio del Dpcm: «Sembra essere una “patata bollente”, ma può diventare una prima forma di un disegno coerente di delega di funzioni statali al territorio. Roma prende atto di non essere in grado di governare la periferia e consegna il potere ai sindaci: sono totalmente d’accordo. Dopo di che – precisa il sindaco di Gorizia –, non c’è dubbio che ci debbano fornire risorse economiche e umane per poterlo fare. Pronto a chiudere? Pronto a intervenire solo se qualcuno si comporta male».

Dal prefetto di Trieste Valerio Valenti sembra arrivare un via libera: «Faremo il punto della situazione, ma viene da dire che questi poteri attribuiti già preesistevano ai sensi dell’articolo 50 del testo unico degli enti locali, ovvero per motivi di sanità e igiene pubblica». Il sindaco di Udine condivide: «Nulla di nuovo, non a caso ho già fatto tre ordinanze per rendere “zona rossa” l’ex Cavarzerani. Positivo permetterci di intervenire in caso di emergenza: vie e piazze, se serve, possono essere chiuse». —
 

Arrosto di maiale con funghi e castagne

Casa di Vita
La guida allo shopping del Gruppo Gedi