Trieste, il tram fermo costa 1,3 milioni ogni anno tra mancati introiti e affitto della trenovia

Nonostante lo stop, le spese per Trieste Trasporti corrono. Pesa anche il canone da versare al Comune per la linea

TRIESTE Un “buco” pari a più di un milione e 300 mila euro annui tra mancati introiti e soldi da versare comunque nelle casse del Comune per il canone di locazione della trenovia, che è di proprietà municipale. Il tram di Opicina è fermo ormai dal giorno dello scontro frontale (16 agosto 2016), ma per Trieste Trasporti i costi continuano a correre, generando un impatto finanziario che potrà essere calcolato ufficialmente solo in sede di stesura del bilancio: ma moltiplicando i numeri per quattro anni i conti sono presto fatti.

«Stiamo parlando di milioni di euro per un servizio fermo dall’estate del 2016 – sottolinea il presidente di Trieste Trasporti, Pier Giorgio Luccarini – e quando il bilancio sarà pronto potremo avere un’idea precisa di qualche effetto abbia avuto questo stop prolungato sulle nostre finanze». A pesare di più sono i gli incassi mancanti, ovvero i biglietti non venduti: «Basti pensare che la media annua era superiore ai 600 mila passeggeri – premette Luccarini –. Considerando che il costo del biglietto era di 1,50 euro, si arriva a toccare il milione di euro di introiti persi ogni anno rispetto al periodo in cui il servizio era operativo».


Poi ci sono le spese di locazione della tranvia: sebbene la linea sia inutilizzata da più di quattro anni, la società concessionaria del trasporto pubblico locale continua a corrispondere al Comune un canone di 330 mila euro.

«Chiaramente il fatto di dover versare ugualmente il canone contribuisce ad aumentare la perdita secca – puntualizza il presidente di Trieste Trasporti –. Aggiungiamoci anche il costo, pur non elevato, del servizio taxi da garantire a chi risiede in via Romagna. Insomma, questo tram fermo ci costa più di un milione e 300 mila euro ogni anno». «Va ricordato che se non riusciamo a fare utili ci perde anche il Comune, perché si riescono a fare meno investimenti sul territorio – continua Luccarini –. È il classico cane che si morde la coda. A lungo andare questa rischia di essere una situazione pericolosa. Non è escluso che, con l’ente municipale, si possa ragionare su un’ipotesi di dilazione del pagamento per venire incontro a queste difficoltà finanziarie, ma adesso la priorità è che i lavori vadano avanti il prima possibile in modo che il tram sia in grado di ripartire entro la prima metà del 2021». «Con l’amministrazione comunale abbiamo un rapporto all’insegna dell’intesa e della comprensione – aggiunge il presidente –. L’ente non è solo un socio, per noi. E va rimarcato che è stato necessario far fronte a imprevisti legali, ovvero i ricorsi».

Sul Comune ricade la competenza per la manutenzione straordinaria e il mese scorso sono iniziati i lavori per la messa in sicurezza della trenovia: un investimento da 800 mila euro per la sostituzione di due chilometri di traversine e binari e il rifacimento dei marciapiedi delle fermate.—


 

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