I sindaci dell'Istria denunciano: lo Stato ci vuole rubare aree forestali e agricole

Le zone erano state consegnate alle autonomie locali all’indipendenza della Croazia. Ora Zagabria le rivuole

POLA «Un saccheggio del potere centrale a danno delle autonomie locali dell’Istria». In questi termini i sindaci dietini di nove delle 10 città della Penisola, hanno definito la manovra legale del governo croato intesa a sottrarre alle unità d’autogoverno locale (città e comuni) le aree forestali e agricole comprese nelle zone edificabili che avevano ricevuto in consegna all’inizio degli anni ’90, per la precisione alla nascita della Croazia come stato indipendente. All’epoca si era passati dal socialismo all’economia di mercato e dalla proprietà sociale a quella privata o pubblica.

Con il nullaosta dello Stato i terreni in questione erano stati intestati alle autonomie locali, ritenute gli eredi giuridici dei grandi comuni di epoca jugoslava. E ora a distanza di alcuni decenni, sempre lo Stato intende fare marcia indietro e mettere le mani sugli immobili in questione nel frattempo usati per la costruzione di scuole, palestre, asili, infrastrutture e strutture economiche. «Questa è una penosa storia di cavilli, di disordine e caos legale tipici della Croazia», ha affermato il sindaco di Pola Boris Miletić che ha auspicato opportune modifiche alla Legge sulle foreste onde definire la situazione una volta per tutte. «La tragedia - ha proseguito - sta nel fatto che lo Stato vuole cambiare le regole del gioco con effetto retroattivo. Ciò comporta la confisca delle opere da noi costruite e anche il pagamento dell’indennizzo allo stato per ogni struttura di interesse pubblico edificata e per ogni lotto edificabile venduto. Ed è chiaro e lampante da tanti esempi - ha precisato ancora Miletić - che i beni immobili in mano allo stato sono destinati al degrado e all’abbandono mentre quelli di proprietà delle autonomie locali vengono sfruttati per il bene comune».


Se lo Stato riuscisse nel suo giochino, Dignano perderebbe nientemeno che 2.500 ettari di terreni, a Buie e Cittanova alcune centinaia. Pola potrebbe vedersi scippare le zone di Saccorgiana e Musil, ma anche piccole superfici in pieno centro storico tutt’ora categorizzate come terreno boschivo. —

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