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Il 50% dei dipendenti regionali ora va verso lo smart working

Il Palazzo della giunta regionale Fvg in piazza Unità d'Italia a Trieste

La circolare del direttore centrale Autonomie locali  

TRIESTE Il dipendente di Palazzo stia a casa in smart working, specie se individuo “fragile”. Oppure abbia la possibilità di un orario meno rigido, se lavora in presenza. Sono le indicazioni del direttore centrale Autonomie locali della Regione, Gabriella Lugarà. Le ha diramate tramite una circolare inviata ai dirigenti e per conoscenza pure ai sindacati. Anche alla luce del Dpcm nazionale del 13 ottobre, il documento invita «a valutare la necessità di applicare il lavoro agile “emergenziale” ad almeno il 50% del personale impiegato nelle attività che possono essere svolte con tale modalità», previa la «precisa individuazione delle stesse». Lugarà precisa inoltre che andranno individuate fasce, non superiori a due ore giornaliere, in cui il dipendente al lavoro da casa dovrà essere reperibile.

Sarà pure prevista una periodica rilevazione dello svolgimento dei compiti assegnati. L’obiettivo è duplice: «Assicurare la continuità dell’azione amministrativa» e «garantire ai dipendenti la salvaguardia del proprio stato di salute e della conciliazione delle esigenze familiari in questo periodo di difficoltà». Spazio anche alla flessibilità di orario, con la raccomandazione del «recupero delle energie psico-fisiche e dell’eventuale consumazione del pasto» da parte del personale. E un curioso suggerimento: iniziare a lavorare «non prima dell’orario di apertura degli edifici regionali» e finire «entro l’orario di chiusura degli stessi».


Nei giorni scorsi, complice la chiusura di alcuni pubblici esercizi nelle vicinanze della sede della Regione a Udine in via Sabbadini causa calo dei clienti (durante il “lockdown” tremila regionali su 3.700 sono rimasti a casa, 400 su 500 nel capoluogo friulano), l’assessore alla Funzione pubblica Pierpaolo Roberti aveva rilevato l’aspetto anche economico della questione. Le sue dichiarazioni erano state definite però dal sindacato come un’«uscita fuori tempo».

«Comprendiamo le difficoltà degli esercizi che gravitano attorno agli uffici pubblici», commenta la segretaria della Cgil Fp Fvg, Orietta Olivo: «Sappiamo anche che gli aiuti messi in campo fin qui per sostenere le attività economiche non sono sufficienti a ripagarle per la riduzione delle attività. Ma la forte impennata della curva dei contagi dice che non è il momento di abbassare la guardia, tanto più nella consapevolezza che esistono norme ben precise e non derogabili sul ricorso allo smart working, che va applicato ad almeno il 50% dei lavoratori dedicati ad attività gestibili a distanza».—



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