Dopo la stretta i locali temono lo stop bis. E a Trieste la Fipe chiede i dehors “chiusi”

Esercenti disposti ad accettare i nuovi limiti imposti da Roma pur di evitare un altro lockdown. «Ma i dubbi sono tanti» 

TRIESTE I locali si dicono pronti a rispettare le regole del nuovo Dpcm - dalla chiusura alle 24 allo stop alla vendita di alcol in strada alle 21 fino al tetto di 30 invitati per i banchetti -. Tutto purché non si arrivi a un nuovo lockdown. Ma non mancano le perplessità nell’interpretazione delle regole e i tentativi della Fipe di “limitare i danni” con soluzioni che aiutino bar e ristoranti con spazi ridotti al chiuso.



«Per chi i locali che dispongono di pochi tavoli e per chi ha un’attività incentrata sul lavoro a tarda sera queste novità sono certamente problematiche - commenta Federica Suban, presidente della Fipe Trieste -. Abbiamo già avanzato al Comune una richiesta per valutare la possibilità di chiudere i dehors, che godono di normale concessione, con strutture leggere, non impattanti ma molto utili». Un’iniziativa che qualcuno ha già assunto in autonomia. È il caso del ristoratore Luca Morgan, che già da tempo ha installato una veranda mobile davanti alla Chimerina in ghetto.



Ci sono poi i dubbi sulle restrizioni per pranzi e cene, che hanno già fatto saltare le prime prenotazioni. «Visto il limite di persone imposto per i matrimoni civili e religiosi, stanno arrivando le prime disdette dei banchetti nuziali. E lo stesso vale per gli eventi sotto Natale ad esempio – racconta ancora Suban –. Quanto ai divieti imposti alle feste, poi, ci stiamo confrontando con gli uffici di Fipe nazionale: non si capisce per esempio se una cena aziendale è da considerare al pari di una organizzata per un compleanno».

Covid, dallo stop alle feste private alla stretta sulla movida: le regole del nuovo Dpcm



Secondo alcuni esercenti poi, a Trieste serve intensificare i controlli serali. Il rischio, altrimenti, è veder disatteso il nuovo Dpcm come già accaduto con l’ordinanza sulle mascherine all’aperto ignorata dal popolo della movida. «Il 95% degli esercenti a Trieste rispetta le regole, il 5% no. I trasgressori sono sempre gli stessi. Non si capisce perché non sia possibile fermarli. Sul fronte delle nuove disposizioni invece – spiega Manuel Bossi, titolare del Rex e delle due “Osteria del Caffè” – credo non sia chiara la parte relativa alle feste private e soprattutto non si capisce come mai il numero massimo di persone non sia tarato sulla metratura del locale. In ogni caso – sottolinea – noi seguiremo le regole, nel rispetto della gente e per continuare a far lavorare i nostri dipendenti».



«Quello che è successo lo scorso venerdì e poi anche sabato, ha penalizzato tutta la città – ricorda Matteo Pizzolini, dell’Antico Caffè Torinese – e non penso che i trasgressori d’ora in poi cambieranno. Il Dpcm è derivato anche da questo mancato rispetto di quelle poche limitazioni che finora c’erano, ma che, essendo disattese a Trieste come in altre città, hanno portato alla situazione attuale. Chiudere di nuovo creerebbe difficoltà enormi, spero che tutti i gestori lo capiscano – evidenzia – e agiscano di conseguenza. Da parte mia, come sempre, seguirò tutte le nuove disposizioni, anche se con un locale piccolo non sarà semplice».

«Stiamo già applicando il servizio ai tavoli da giorni e il controllo sugli assembramenti – ricorda Stefano Rebek, che si occupa di eventi serali in alcuni bar del centro, tra i quali la Portizza –. Abbiamo anche il servizio sicurezza e dalle 21 limitiamo l’asporto perché è quello che, con la permanenza dei clienti fuori, rischia di creare assembramenti. Certo è che gli incassi scenderanno con le nuove direttive, mentre le spese saliranno. Ovviamente ci adegueremo, anche se restano alcuni dubbi. Ci siamo affrettati a trovare tutte le informazioni, anche se, come già successo, servirebbe più chiarezza su tutte le novità». —
 

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