Barcolana annullata, Benussi: «Va previsto un piano B in futuro perché almeno i maxi possano regatare»

Lo skipper: «Mi piacerebbe che in questa manifestazione tutto ruotasse intorno alla gara e non il contrario. Credo che bisognerà pensarci»

TRIESTE L’annullamento della regata non ha trovato solo consensi non tanto per la scelta quanto per il tempismo, che a molti regatanti è apparso eccessivamente anticipato e per questo in qualche modo sorprendente. Furio Benussi uno dei pretendenti alla vittoria è tra coloro, non il solo, che ha commentato la celerità della decisione, sottolineando come nella vela l’attesa sia la norma al fine di fare tutto il possibile per verificare eventuali finestre meteo in grado di permettere lo svolgimento della competizione. Il pensiero di Benussi non ha voluto essere una critica a sé stante, bensì lo spunto su cui forse si possono innestare riflessioni e proposte per rendere migliore un evento che dopo tanto tempo può avere bisogno di piccoli aggiustamenti.



«Non voglio criticare la decisione in sé dell’annullamento - sono le parole di Benussi - perché a fronte delle previsioni meteo che davano un peggioramento delle condizioni dall’ora di pranzo era certo l’unica opzione percorribile. Voglio solo dire che oggi, per mille motivi che partono dalla soddisfazione dei partecipanti a quella degli sponsor che reggono la vita sia dell’evento che di molti team è giunto il momento che Barcolana possa prevedere un piano B. E ciò per permettere a chi ha le competenze veliche o a chi investe in questo evento di portare valore alla propria presenza e di conseguenza anche alla manifestazione, laddove di fatto organizzatore e partecipanti sono realmente sulla stessa barca». Negli ultimi anni la relazione tra top team e organizzazione è stata spesso una sinergia che ha permesso a entrambi gli attori di guadagnare in visibilità e prestigio; la “vetrina Barcolana” è stata usata come una passerella a terra e in mare per i maxi, che hanno a loro volta creato spettacolo e attrazione per l’evento. «Mi rendo conto che noi non siamo uno dei team che maggiormente costruisce la propria attività secondo logiche di sportmarketing legate alla piena soddisfazione dei propri sponsor - continua Benussi - e decisioni come quella di effettuare o meno la regata non possono essere tarate su di noi. Ma da un lato mi piacerebbe che la Barcolana fosse sempre e prima di tutto concepita come una regata – particolare, bellissima – ma pur sempre una regata, dove tutto o quasi ruoti intorno questa gara e non il contrario. Dall’altro sarei contento di un maggior coinvolgimento dei regatanti-stakeholder durante tutto l’anno, per far sì che gli attori di questo grande spettacolo – organizzazione, investitori, amatori della vela, media – fossero appagati nelle fasi di realizzazione e partecipazione. I modelli di eccellenza nel mondo dello sport esistono e basta ispirarsi a questi, analizzarli, studiarli e provare a innovare pur nel pieno rispetto della tradizione e dei valori intoccabili di questa regata. Sono convinto che questo dialogo si possa attivare già per la prossima edizione perché gli organizzatori che hanno dimostrato grande coraggio e forza nell’organizzare un evento in un anno complesso come questo possono pensare a un tavolo aperto a più parti senza con ciò nulla togliere al loro ruolo». —




 

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