In crescita il numero di morti sulle strade. Trieste, raddoppiati gli incidenti sul raccordo

Cala nel complesso il dato dei feriti, come quello totale dei botti tra veicoli. L’Aci: «Serve più attenzione da parte di tutti»



Cala il numero degli incidenti e dei feriti, ma cresce quello dei deceduti. Questo, in estrema sintesi, il quadro degli incidenti stradali verificatisi nel territorio della provincia di Trieste, nel raffronto fra il 2018 e il 2019, reso noto dalla Delegazione cittadina dell’Aci. Due anni fa, gli incidenti erano stati 980, lo scorso anno sono stati 919. In flessione anche i feriti: erano stati 1.196 nel 2018, sono stati 1.125 nel 2019. In aumento invece il dato dei morti: si è passati dagli 11 del 2018 ai 15 del 2019.


Un segnale che indica che, con ogni probabilità, l’attenzione di chi sta alla guida è assorbita sempre di più da fattori che, con la conduzione del veicolo, hanno poco a che fare: si va dall’utilizzo spropositato e incauto del telefonino allo sguardo costantemente puntato sullo schermo del computer di bordo, dalla ricerca della stazione radio preferita a quella dell’immancabile sigaretta. Un dato confermato dal fatto che, dei 15 morti per incidente, ben 6 sono pedoni, 3 dei quali ritenuti del tutto passivi, mentre altrettanti sono stati giudicati solo parzialmente corresponsabili.



Dei 6 comuni che compongono il territorio provinciale, ancora una volta sono Sgonico e Duino Aurisina quelli in cui si registra, rispetto al numero di residenti e ai mezzi circolanti, la maggior quantità di incidenti: complessivamente 48 su 919. Un elemento facilmente spiegabile in quanto i due territori sono attraversati da strade molto intensamente trafficate, a cominciare dalla bretella autostradale che porta dal Lisert a Basovizza e poi già alla zona industriale e al porto. Duino Aurisina inoltre ha giurisdizione su un lungo tratto della costiera. Sgonico vanta il poco ambito primato di registrare, sulle proprie strade, un coefficiente di incidentalità dello 0,5 per cento rispetto alla popolazione residente, Duino Aurisina dello 0,43, entrambi superiori a Trieste, dove il coefficiente si attesta sullo 0,41 per cento. Staccati gli altri comuni: San Dorligo della Valle 0,24 per cento, Muggia 0,11, Monrupino 0.



Un popolo di guidatori. Non possono essere definiti altrimenti i triestini. Nel raffronto fra il 2018 e il 2019, che evidenzia un calo della popolazione, seppur modesto, dalle 234.638 unità di due anni fa alle 233.276 del 2019, per contrario si nota un aumento del numero dei mezzi in circolazione. Si è passati dai 193.322 veicoli in strada del 2018 ai 195.053 dello scorso anno. Siamo alle soglie del rapporto di parità: tolti i minori e le persone molto anziane, in sostanza ogni triestino ha a disposizione almeno un mezzo di trasporto, che sia una vettura, uno scooter, una moto.



È sul tratto autostradale che attraversa la provincia che si registra un sensibile aumento degli incidenti.

Nel 2018 erano stati 14, lo scorso anno sono arrivati a 31. Un ulteriore segnale che conferma che si corre di più e che si è sempre più distratti al volante.



«Sicuramente dobbiamo continuare a sensibilizzare tutti a un maggior rispetto delle regole – dice Maura Lenhardt, direttore della Delegazione Aci di Trieste – perché i costi sociali degli incidenti sono altissimi. E quelli umani svelano tragedie di cui non vorremmo più sentir parlare. È evidente – aggiunge – che l’ambiente in cui ci muoviamo è diverso. Basta guardare la popolazione e il parco circolante: se escludiamo i bimbi, chi non guida e chi non guida più, sulle nostre strade possiamo dire che il rapporto è quasi di uno ad uno. Ogni giorno tutti ci muoviamo.

«E siamo tutti responsabili – sottolinea Lenhardt – come conducenti, e parliamo sia del momento in cui ci viene affidata una macchina, sia quando impugniamo il manubrio di uno scooter o di una bicicletta. Dobbiamo sempre avere la consapevolezza che i pedoni possono commettere errori, in quanto tutti possono sbagliare. Non dobbiamo dare per scontato il comportamento corretto dei pedoni. Può darsi che non siano consapevoli, che abbiano limitate capacità di percezione o siano assorti in altri pensieri.

«Il fatto che un pedone non stia osservando il nostro veicolo, quale esso sia – continua –, dovrebbe essere per noi motivo di allarme. Allo stesso modo, da pedoni, dobbiamo essere consapevoli che i conducenti tutti possono commettere degli errori. Distrazione, stress, emozioni e molti altri motivi possono provocare reazioni imprevedibili da parte dei conducenti – conclude –, quindi non corriamo rischi e calcoliamo un ampio spazio per eventuali comportamenti scorretti. Chiediamo più attenzione da parte di tutti. Non costa nulla e paga moltissimo». —



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