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Condannato il rapper che ballava sui gradoni al Sacrario di Redipuglia

Otto mesi di reclusione a Justin Owusu per “vilipendio delle tombe dei caduti della Grande Guerra”

Ilaria Purassanta
2 minuti di lettura
Un fermo immagine del video rap di Justin Owusu al Sacrario di Redipuglia 

GORIZIA Le immagini del video rap che immortalava Justin Owusu al Sacrario di Redipuglia e in altre location del Friuli Venezia Giulia fecero il giro del web e il caso approdò in procura a Gorizia.

Redipuglia, il rapper balla e canta sul Sacrario dei caduti

L’ipotesi d’accusa? Vilipendio delle tombe dei caduti della Prima guerra mondiale, sepolti nel cimitero monumentale che il 4 novembre ospita la commemorazione.

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Ieri il giudice di Gorizia Marcello Coppari ha condannato in abbreviato Justin, al secolo Emmanuel Frimpong Owusu, 26 anni, studente e rapper nato a Udine e residente a Pozzuolo del Friuli, a 8 mesi di reclusione e il suo amico Mattia Antonio Piras, 26 anni, di Latisana, che nel video compare in alcuni fotogrammi a fianco del cantante, a 6 mesi.

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Il giudice ha subordinato la sospensione condizionale della pena al risarcimento della parte civile, l’Istituto del Nastro azzurro fra combattenti decorati al valor militare, costituito con l’avvocato Laura Ferretti di Pordenone. A stabilire la cifra è stato lo stesso giudice: 25 mila euro per i danni morali, oltre alle spese legali. Se gli imputati non pagano, rischiano il carcere.

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Il pm ha contestato a entrambi di aver cantato e ballato la canzone “Csi- Chi sbaglia impara” sopra i gradoni dove sono custodite le spoglie dei soldati. Il video è stato pubblicato online il 10 aprile 2017 sul canale youTube “JustinOwusu official”. «Il Sacrario rappresenta tutti i caduti – ha commentato l’avvocato Ferretti – pensare di ballare sulle tombe non è accettabile. È apprezzabile che il giudice abbia recepito questo sentimento, che deve rimanere vivo anche per le nuove generazioni».

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Il collegio difensivo (Daniele Vidal per Piras, Monica Lauzzana per Owusu) è pronto a ricorrere in appello. «Andremo fino in Cassazione, se sarà necessario, questa sentenza fa a pugni con il diritto – commenta Vidal –. Parliamo di due ragazzi incensurati ai quali non sono state concesse nemmeno le attenuanti generiche. Il mio assistito ha ottenuto il gratuito patrocinio, eppure si subordina la condizionale al risarcimento: è come dire che non avrà la pena sospesa. Come dimostrano le foto dei luoghi non hanno mai camminato sulle tombe, ci sono 12 metri di spazio libero fra i gradoni».

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Il legale ha ricordato che il video era rimasto nell’oblio per mesi, finché era stato scoperto da un sito, suscitando un’ondata di sdegno. «Su internet si è scatenato il peggio, Owusu è stato vittima di commenti razzisti. Se fosse stato un rapper bianco, nessuno avrebbe mosso un dito. Invece è un cittadino italiano che ha il torto di essere nero». Owusu si era subito detto dispiaciuto, escludendo ogni intento offensivo. «Era un suo modo maldestro di omaggiare il Friuli Venezia Giulia e uno dei suoi monumenti simbolo – ha detto Vidal –. Qui non c’è reato, possiamo definirlo un comportamento inopportuno, non autorizzato, ma senza rilevanza penale. Il vilipendio di tombe, in giurisprudenza, si riferisce a danneggiamenti o imbrattamenti. Si ipotizza un reato di opinione, che non esiste nella nostra Costituzione». —


 

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