Trieste, la galassia rossa si avvicina al 2021 tra pontieri con il Pd e “isolazionisti”

Viaggio nelle anime a sinistra dei dem in vista delle comunali. Open lavora a un possibile patto, i comunisti già lo escludono

TRIESTE Che cosa si muove a sinistra del Pd? Nell’ottica delle elezioni comunali 2021, non un leader né una coalizione predefiniti. La civica Open Sinistra Fvg ambisce a fare da cerniera tra le anime più o meno radicali della galassia “left” e i dem, senza pensare di poter o voler prescindere dall’alleanza con questi ultimi. I comunisti al contrario escludono dal ragionamento strategico proprio il Pd. E un po’ tutti guardano con curiosità alla “new entry” della corsa al Municipio, ovvero Riccardo Laterza e i giovani di Tryeste, che finora hanno tuttavia dimostrato feeling più che altro con il Patto per l’Autonomia.

Open nasce in vista delle regionali 2018 dall’ex sindaco di Udine Furio Honsell (adesso consigliere regionale nel Gruppo misto) e dagli ex Sinistra ecologia e libertà (Sel). Tra questi l’attuale presidente, Giulio Lauri, pensa che nel 2021 il centrosinistra si debba presentare «con una proposta unitaria, un candidato comune e un programma di cambiamento radicale per la città. Magari con una gamba civica nelle realtà associazionistiche della cultura, della psichiatria e così via (è fresca l’iniziativa sorta sotto il nome di “Un’altra città”, ndr). Il Pd negli anni ha avuto posizioni deboli, ma senza non si va da nessuna parte: le divisioni avvantaggiano la destra». Il candidato del centrosinistra tutto sarà dunque quello del Pd? «Se ci fossero le forze si potrebbe pensare alle primarie ma non vedo figure così autorevoli». Su posizioni simili Sabrina Morena, che già rappresenta Open in Consiglio comunale: «Bisogna riunire le persone della sinistra ponendosi nelle condizioni di governare». Morena rileva inoltre come il superamento dei decreti Sicurezza, a livello nazionale, adesso apra la strada a un eventuale alleanza con i 5 Stelle, alleviando le divergenze tra questi e la sinistra storica.


Una «coalizione grande, larga e comune di tutte le forze progressiste, dal Pd a chiunque voglia partecipare» è quanto auspicato anche da Paolo Milazzo, referente a Trieste di Articolo Uno, ovvero la formazione nata nel 2017 dalla scissione dei bersaniani a sinistra del Pd: alle ultime regionali avevano finito per confluire in Open Fvg, mentre nell’attuale governo nazionale hanno pure un ministro, Roberto Speranza.

C’è poi tutto quel mondo che non rinuncia a un’identità rossa. A partire da Rifondazione Comunista, il cui comitato politico ha optato per correre alle comunali con una «lista alternativa sia alle destre sia al Pd», racconta Gianluca Paciucci, sottolineando di parlare con beneficio d’inventario: «Il problema è: con chi? Guardiamo con attenzione a Tryeste, finora hanno fatto un buon lavoro sul campo. Stanno lavorando bene anche realtà associazionistiche e anarchiche, ad esempio sulla mobilitazione attorno alla biblioteca Quarantotti Gambini, ma ovviamente queste forze non sono interessate a partecipare a una competizione elettorale».

Diverso è il discorso a Muggia dove, se la sindaca Laura Marzi dovesse ricandidarsi, avrebbe senz’altro il sostegno di Rifondazione. Ma più in generale la sinistra muggesana meriterebbe un capitolo a parte. Tornando a Trieste, così si esprime l’ex consigliera regionale Bruna Zorzini, attualmente nella direzione provinciale del “nuovo” Partito Comunista Italiano, vale a dire quello fondato nel 2016: «La sinistra, escluso il Pd che nei fatti non fa politiche di sinistra, dovrebbe tendere alla massima unità nel suo schieramento, per assicurarsi una presenza nel futuro Consiglio comunale. In ogni caso saranno i programmi di un candidato sindaco a noi consono a determinare i nostri comportamenti». Ci sono poi i trotskisti di Sinistra Classe Rivoluzione, che probabilmente non si presenteranno alle amministrative per mancanza di forze nonché di interesse verso i soggetti in campo: «Non ne abbiamo ancora discusso – spiega Davide Fiorini –. Vedremo se si creeranno le condizioni per appoggiare o meno qualcuno in forma esterna». Esiste infine Sinistra Anticapitalista, che però nel 2016 non aveva presentato candidati. —


 

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