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Trieste, tappeti rossi e rose bianche per la prima del Rossetti

Misurazione della temperatura, mascherine e distanziamenti tra le poltroncine. Molti giovani tra gli oltre 500 spettatori. Apre l’inno nazionale, poi lo spettacolo

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Trieste, la prima al Teatro Rossetti, all'ingresso si misura la temperatura

TRIESTE Il tappeto rosso delle grandi occasioni, i carabinieri in alta uniforme e il pubblico in abiti eleganti. Con le mascherine, che si adattano all’occasione, tra brillantini, raso e ricami. Ordine e distanziamento, ma voglia di ritornare alla normalità. E a teatro.

[[(gele.Finegil.StandardArticle2014v1) La prima stagionale al Rossetti: voglia di normalità tra termoscanner e mascherine]]

Ieri sera fuori dal Rossetti, tanti gli spettatori in attesa di entrare per la prima, “La Pazza di Chaillot”, per la regia di Franco Però. Niente assembramenti, anche se ritrovarsi vicini, per qualche chiacchiera prima di entrare, è stato inevitabile per molti. Un rito che si è ripetuto, con le dovute precauzioni. «Che sia una serata benaugurale – commenta Maria Grazia Cogliati Dezza, arrivata insieme a un gruppo di amici – sono contenta di tornare. Le misure di sicurezza applicate sono una garanzia e sono felice che si possa riprendere la stagione in serenità». «Sono fiduciosa – aggiunge l’amica Giovanna Del Giudice – speriamo che tutto prosegua per il meglio, c’è voglia di riprendere la normalità, in particolare in questo settore, che forse ha sofferto più di altri. Siamo qui anche per sostenere il teatro e le manifestazioni culturali in generale».

[[(MediaPublishingQueue2014v1) Trieste, la prima al Teatr Rossetti: rosa bianca e mascherina]]


In coda sul red carpet anche tanti giovani, come Maria Livia Giraldi, figlia dell’attrice Maria Grazia Plos, in scena ieri sera. «Sono venuta soprattutto per vedere mia madre, ma anche perché – dice – sono una studentessa di canto lirico e per me si tratta di una ripartenza importante e un segno positivo per il futuro di tutto l’ambiente. C’era davvero tanta preoccupazione per il proseguimento dell’attività, dopo la situazione di emergenza, ora siamo più tranquilli, e stasera c’è anche un po’ di emozione». «Volevamo esserci perchè è un momento speciale per tutta la città – spiega una coppia di ragazzi – il Rossetti è punto di riferimento per chi ama il teatro e questa prima rappresenta un nuovo inizio, dopo il lungo periodo di chiusura. C’è il desiderio di dimostrare che siamo vicini a un’istituzione che per noi, come per altri triestini, è fondamentale». «Un ritorno agli spettacoli lungamente atteso – dice Marina Coricciati - e si è puntato tanto su questo nelle ultime settimane. E auspico che il pubblico risponda sempre numeroso». «Certo trovarsi tutti con le mascherine, il gel, i posti distanti, fa un po’ strano – racconta qualcuno in fila – ma eravamo pronti, e siamo disposti a continuare così, basta che la stagione prosegua regolarmente. Il teatro ci mancava tanto». Distanziamenti rispettati ovunque e temperatura misurata all’ingresso per tutti. Dopo l’entrata per tutte le donne la consuetudine di una rosa in dono. Niente calice quest’anno per gli uomini, per evitare i tanto temuti assembramenti.

La serata si è aperta con l’inno nazionale. Dentro oltre 500 spettatori, un successo per Francesco Granbassi, presidente del Teatro Stabile del Friuli Venezia Giulia, considerando la capienza dello spazio dimezzata. «Fa grandissimo piacere – sottolinea – che il teatro sia quasi pieno, la presenza di tante persone è l’ennesima testimonianza della vicinanza del nostro pubblico, che le altre città d’Italia ci invidiano. L’affluenza è sicuramente un segno d’affetto della gente, ma anche di preparazione verso un certo tipo di offerta teatrale. E fa piacere – aggiunge – vedere anche tanti giovani e in generale un pubblico sempre più eterogeneo». —




 

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