La Slovenia va verso il collasso sanitario. Mancano posti letto e i contagi salgono

In difficoltà anche il Centro clinico universitario di Lubiana. Foto da rtvslo.si

Decisivi gli sviluppi dell’epidemia nelle prossime ore. Il governo pronto a varare nuove restrizioni. Focolaio anche al ministero della Difesa 

LUBIANA A un passo dallo stato di epidemia la Slovenia sta affrontando una pesante emergenza ospedaliera dove i posti si stanno saturando a causa dei ricoveri per i contagi da Covid-19. I prossimi giorni saranno decisivi per vedere se il governo Janša dovrà emanare nuove norme restrittive per cercare di arginare la pandemia. I numeri dicono che domenica ci sono stati 75 nuovi contagi a fronte di 1.034 tamponi effettuati. Negli ospedali sono stati ricoverati 107 pazienti affetti da coronavirus, 21 dei quali necessitano di cure intensive. Un paziente con Covid-19 è deceduto.

Il portavoce del governo Jelko Kacin ha dichiarato ieri che i dati sui contagi avvenuti nel corso del fine settimana appena trascorso non sono incoraggianti. Ci sono stati meno contagi - con meno test eseguiti - ma la percentuale di quelle positive è, secondo Kacin, preoccupantemente alta. Si è attestato all'8,6% sabato e al 7,25% domenica, ha sottolineato. «Martedì (oggi ndr.) sarà il giorno della verità», ha annunciato. Se ci sono ancora più infezioni, se la tendenza continua, il governo dovrà decidere e presentare nuove misure.


Se il numero di pazienti affetti da Covid-19 che necessitano di cure ospedaliere continua ad aumentare, il lavoro regolare nell'assistenza sanitaria dovrà essere ridotto, avvertono gli ospedali sloveni. Come ha riportato Rtv Slovenija, circa 100 letti nei reparti ordinari e circa 30 letti nelle unità di terapia intensiva saranno presto troppo pochi con l'attuale aumento del numero di pazienti con Covid-19. «Siamo già sul punto di poter creare nuovi posti letto solo limitando l'attuazione di altri programmi terapeutici», ha detto Bojana Beović, capo del gruppo di esperti del ministero della Salute.

Il numero di pazienti ricoverati con Covid-19 ha superato domenica le 100 unità per la prima volta da aprile. Beović ha sottolineato che in caso di nuovi focolai di infezioni nelle case di cura, probabilmente non sarà ogni volta possibile trasferire temporaneamente gli anziani negli ospedali. «Perché non tutti gli ospedali ce la faranno. Quindi le case di riposo devono prestare esplicitamente particolare attenzione alla salute dei dipendenti. Ricordiamo che praticamente tutte le intrusioni di virus nelle strutture di assistenza sociale sono state causate dai dipendenti», ha avvertito la infettivologa.

Secondo Beović, il gruppo di esperti proporrà ulteriori misure per frenare la diffusione del nuovo coronavirus - tra le altre cose, ha menzionato la possibilità di limitare la raccolta non organizzata di persone in luoghi pubblici a sei persone e limitare il numero di persone in tutti gli spazi pubblici chiusi (ristoranti, servizi, negozi), e il gruppo di esperti sta anche discutendo di aumentare il numero di tamponi avviando procedure con i test rapidi. Il governo prenderebbe misure aggiuntive o inasprirà le misure esistenti questa settimana o forse già oggi se la situazione epidemiologica dovesse continuare di questi passo, come peraltro confermato da Kacin.

Nel frattempo il ministero della Difesa Matej Tonin ha smentito le indiscrezioni apparse su alcuni media sloveni secondo i quali ci sarebbe stato un focolaio di contagi all’interno del gabinetto del ministro. Però ha confermato che alla fine della settimana scorsa due contagi nel servizio di protocollo del ministero sono risultati positivi al tampone. Le persone contagiate sono in isolamento e anche tutti gli altri dipendenti del suddetto servizio che attualmente lavorano da casa sono in autoisolamento preventivo.

Kacin ha anche spiegato che durante la seduta di venerdì scorso il governo ha anche deciso di versare 2,6 milioni di euro nel meccanismo della Commissione europea per lo sviluppo del vaccino anti Covid-19. Questo denaro andrà a sette sviluppatori di vaccini promettenti e, se qualcuno di loro si dimostrerà valido, il denaro pagato verrà restituito allo Stato membro sotto forma di costi di acquisto. «Questo è il modo in cui il governo si assicura di poter avere più vaccini possibili». —

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