A Muggia inizia l’era del colosso Barilla: «Garantiamo occupazione e sviluppo»

Perfezionato il trasferimento del ramo d’azienda come previsto dal piano di concordato. Un’operazione da 118 milioni

TRIESTE. A Muggia finisce l’era Pasta Zara, inizia quella di Barilla. L’azienda dell’agroalimentare di Riese Pio X, ha ceduto in via definitiva il proprio stabilimento delle Noghere al colosso emiliano della pasta. La conferma arriva direttamente dal quartier generale dell’azienda di Parma. L’operazione, che vale 118 milioni di euro, permetterà di «garantire la continuità del ramo d’azienda – si legge in una nota – con il mantenimento dei livelli occupazionali e segna l’avvio di un percorso di investimenti da parte del Gruppo Barilla con importanti ripercussioni positive sul territorio».

L’obiettivo – confermano alla Barilla – sarà di produrre a Muggia 200 mila tonnellate di pasta all’anno per aumentare la capacità produttiva in Italia. Trieste, dopo il caffè, si prepara a diventare così capitale della pasta e dei sughi pronti. L’operazione ha ricevuto il nullaosta da parte dei competenti organi della procedura di concordato, precisa Barilla: «Da oggi lo stabilimento di Muggia è così parte integrante del nostro Gruppo». L’azienda guidata da Guido Barilla garantirà «sviluppo e crescita, attraverso investimenti e il forte coinvolgimento delle persone che da oggi entrano a far parte dell’azienda».

I 118 milioni serviti ad acquistare lo stabilimento di Pasta Zara fanno parte di una strategia di rilancio della capacità produttiva del colosso emiliano nel nostro Paese anche come reazione alla crisi anti-pandemia. Positive le reazioni nel mondo politico. «L’arrivo di un player internazionale dell’agroalimentare consolida e qualifica il tessuto produttivo», sottolinea la presidente della commissione Lavoro, la pd Debora Serracchiani.

L’operazione, precisa il gruppo di Parma, «permetterà di garantire la continuità del ramo d’azienda con il mantenimento dei livelli occupazionali e segna l’avvio di un percorso di investimenti da parte del Gruppo Barilla con importanti ripercussioni positive sul territorio». Fra gli asset dell’accordo – ricordano i sindacati – vi sono il passaggio dei 153 dipendenti attualmente in forza, il mantenimento del contratto collettivo nazionale di lavoro del settore alimentare e degli attuali inquadramenti e delle indennità in essere, oltre all’istituzione del premio per obiettivi, già dal 2021.

Per i sindacati si tratta di un accordo che garantisce continuità ad un sito produttivo strategico non solo per il territorio di Trieste, ma per tutta la regione, «specialmente in un momento così complicato e critico sul fronte dell’occupazione e per l’economia locale». Pasta Zara, nell’ambito del piano di salvataggio ha siglato con Barilla l’accordo per cedere la fabbrica delle Noghere, incluso un contratto di imballaggio, confezionamento ed etichettatura dei prodotti Zara per un periodo di cinque anni. Nel 2019 il fatturato del colosso emiliano, uno dei marchi più importanti del Made in Italy, è cresciuto del 3% (al netto dell’effetto cambio), a quota 3,62 miliardi. Muggia, terzo impianto del gruppo in Italia, potrebbe essere la base produttiva di prodotti anche innovativi per aumentare la forza industriale sul mercato domestico.

Alla base della scelta di investire a Trieste il gruppo Barilla «orgogliosamente italiano da 143 anni» si è convinto dopo avere valutato i vantaggi di una localizzazione del sito vicino al porto di Trieste che «permette al gruppo di servire i mercati di Nord Africa e Asia». L’acquisizione a Nordest si inserisce anche in un piano di rinnovamento degli asset industriali e aumento della capacità produttiva. Barilla, che possiede 28 siti produttivi (14 in Italia e 14 nel resto del mondo) ed esporta i propri prodotti in un centinaio di Paesi, ha rilanciato la presenza sui mercati esteri con investimenti significativi in Gran Bretagna, Francia, Russia e Usa dove ha una quota di mercato superiore al 34%. 

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