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Il bengalese Ali morto a soli 46 anni riposerà al cimitero di Staranzano

Il bengalese Ali Mohammed Patwary, 46 anni, morto per Covid-19

La famiglia dell’operaio intende rimanere in Italia

MONFALCONE. Era originario del distretto di Chandpur, immediatamente a Sud della capitale Dacca, un’area affacciata sul fiume Meghna, Ali Mohammed Patwary, l’operaio di 46 anni deceduto nel reparto di terapia intensiva dell’ospedale di Udine per Covid-19. A Staranzano abitava nella zona centrale del paese assieme alla moglie, di qualche mese più giovane, la figlia maggiore di vent’anni, che sta frequentando l’Università a Trieste, come riferiscono conoscenti appartenenti alla comunità bengalese di Monfalcone, e il figlio di quasi 15 anni, nati entrambi nello Stato asiatico, e la più piccola della famiglia, nata nella primavera del 2017 nell’ospedale di San Polo, risultata positiva come la madre.

L’operaio dell’indotto Fincantieri, dopo essersi contagiato con tutta probabilità durante il tragitto in pullmino tra lo stabilimento di Marghera e casa, ha anche due fratelli, ma uno vive in Gran Bretagna e l’altro, che risiede in Italia, è rimasto bloccato in Bangladesh, dov’era rientrato nei mesi scorsi.

«La famiglia vorrebbe ora rimanere in Italia – spiega Ziaur Rahman Khan Sohail, segretario generale dell’associazione Bangladesh welfare and cultural association, attiva nella città dei cantieri –, ma la situazione non è semplice. Cercheremo di aiutare, per quanto possibile». Al proprio fianco la famiglia ha comunque già trovato durante il ricovero del capofamiglia, le cui condizioni sono apparse subito gravi, i servizi del Comune di Staranzano. «E continueranno a farlo – afferma l’assessore alle Politiche sociali Serena Francovig –. La famiglia qui si è inserita bene, i figli hanno iniziato un percorso scolastico e sono cresciuti qui».

Uno dei nodi più urgenti da risolvere è ora quello della sepoltura dell’uomo, i cui resti non saranno inviati in Bangladesh, come non è avvenuto negli ultimi mesi segnati dalla pandemia per gli altri connazionali deceduti in regione. «Esiste questa possibilità, ma è vero che le procedure si sono molto complicate nel corso dell’anno a causa dell’emergenza sanitaria», afferma il sindaco di Staranzano Riccardo Marchesan, che sul tema ha già sentito la famiglia, parsa orientata in prima battuta a cercare di ottenere la sepoltura nel cimitero di Monfalcone, dove esiste di fatto un’area riservata ai cittadini di religione musulmana. In primavera, però, il Comune di Monfalcone non ha concesso l’inumazione a un lavoratore bengalese domiciliato da qualche anno in città, ma ancora residente a Roma e deceduto nell’ospedale di Cattinara a Trieste.

Ha trovato riposo, grazie all’impegno del nipote, nel cimitero ottomano di Trieste le cui chiavi spettano tuttora al console onorario della Turchia residente nel capoluogo regionale. Dopo essersi confrontati nuovamente con la famiglia ieri, esponenti del Centro culturale islamico Darus Salaam, dove l’uomo si recava a pregare, e Jahangir Sarkar, presidente dell’Associazione genitori bengalesi, hanno espresso quindi non a caso al sindaco la volontà di ottenere uno spazio nel cimitero di Staranzano. «Per quanto ci riguarda come amministrazione siamo a disposizione della famiglia che, essendo residente, ha diritto alla sepoltura nel cimitero comunale», spiega il sindaco di Staranzano, che oggi farà il punto della situazione con i propri uffici. 

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