Slovenia a un passo dallo stato di epidemia

Lo ammette il premier Janša. Il virus fa dimenticare le altre patologie. Da marzo diagnosticato il 30% in meno di tumori

LUBIANA. È sceso in campo anche il primo ministro Janez Janša, ci ha messo la faccia, per richiamare gli sloveni al comportamento adeguato da assumere in questi tempi maledetti di coronavirus. Lo ha fatto nel corso di una tavola rotonda sul tema, per cercare, con le sue parole, di salvare il salvabile. Ancora ieri la Slovenia ha registrato 227 mnuovi contagi a fronte di 2.893 tamponi effettuati. Complessivamente i contagi attivi nel Paese sono 2.021, la cifra più alta dallo scoppio dellapandemia.

Janša ha parlato chiaro: se non saremo responsabili nei prossimi mesi, ha detto, ci ritroveremo di nuovo nella stessa situazione della primavera, quando la vita pubblica si è interrotta, e questo porterà anche a una battuta d'arresto dell'economia. I letti d'ospedale con pazienti affetti da Covid-19 si stanno riempiendo in questa seconda ondata. Tra i 150 e 200 nuovi contagi sono diventati la norma da qualche tempo e il numero non diminuisce.

«Quindi le misure miti prese verso la fine di settembre non hanno preso piede perché non vengono prese abbastanza sul serio dalla gente», ha sottolineato Janša. Tra i tre livelli di misure applicabili ai Paesi in stato arancione (quale è in questo momento la Slovenia), abbiamo ora esaurito le misure del secondo pacchetto. Ne è rimasta solo una e poi c'è il colore rosso e quandi viene dichiarato lo stato di epidemia, ha avvertito il premier.

Ma se a tremare è il già provato sistema economico del Paese rischia di indare in tilt anche il sistema sanitario. Il registro sloveno dei tumori è stato il primo al mondo a pubblicare pochi giorni fa un articolo in cui è riuscito a dimostrare l'effetto di Covid-19 sulla cura del cancroe in cui si evidenzia che i rinvii, i primi controlli, la diagnostica, la radioterapia, la chirurgia e l'oncologia medica, durante la pandemia, sono diminuiti dal 30 a oltre l'80%. In parte, il motivo va ricercato nella stagnazione del resto dell'assistenza sanitaria. Inoltre, i pazienti non scelgono così facilmente di consultare un medico a causa della scarsa accessibilità e della paura dell'infezione.

Non c'è una risposta chiara sulle possibili conseguenze per il momento di questo fenomeno, né in Slovenia né nel resto d'Europa. «È stato sui dati del registro che abbiamo visto che il numero di tumori diagnosticati è diminuito fino al 30% durante l'epidemia. Abbiamo interrotto completamente i programmi di screening e anche le visite specialistiche degli oncologi sono diminuite in modo significativo», ha confemato a Radio Slovenia la responsabile del registro Vesna Zadnik.

Nonostante la maggiore diffusione del coronavirus, non dovremmo fermare l'intero sistema sanitario, avverte Zadnik: «Se qualcosa deve essere fermato, dovrebbe essere fatto in parte o nelle singole regioni e singole aree. Dobbiamo infatti prestare attenzione a tutti gli altri pazienti. Abbiamo nel Paese altre malattie che effettivamente causano un onere molto maggiore per il sistema sanitario rispetto all'epidemia da Covid-19. 

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