«Il virus dilaga, Slovenia verso lo stato di epidemia»

Il ministro dell’Interno Hojs: «Contagi in ogni parte del Paese, bisogna reagire»

LUBIANA «Non escludo che nei prossimi giorni il governo possa proclamare lo stato di epidemia». Il ministro degli Interni della Slovenia Aleš Hojs conferma con queste parole pronunciate ieri all’incontro stampa assieme al portavoce del governo Jelko Kacin che la situazione nel Paese è molto seria, ma soprattutto è eccessivamente sottovalutata dai cittadini, il che rende ancor più difficile per le autorità ottenere il rispetto delle norme anti-Covid che sono state emanate. Ed altre ancor più restrittive saranno promulgate nei prossimi giorni spiega il ministro Hojs dopo l’ulteriore incontro che l’esecutivo avrà con il Comitato di esperti per il Covid-19 presso il ministero della Salute e che si terrà oggi o al più tardi domani.

Stato di epidemia che non significherà un nuovo lockdown stile primavera scorsa. La prima preoccupazione del governo sarà di tutelare la salute dei cittadini, come spiega Kacin, ma l’impegno sarà anche di fare di tutto per non bloccare la macchina produttiva del Paese. A breve sarà sicuramente presa la decisione di vietare assembramenti in luoghi pubblici e privati a non più di sei persone. Sarà ulteriormente ridotto l’orario di apertura di ristoranti e di bar visto che, come precisa il ministro Hojs, con ’arrivo dell’autunno la gente non sta più seduta fuori dai locali ma tende ad affollarli al loro interno. Probabilmente sarà anche obbligatorio l’uso delle mascherine all’esterno, mentre i nuovi focolai che si dovrebbero evidenziare nel Paese saranno dichiarati zona rossa, ossia saranno chiusi e posti in isolamento. L’unica alternativa a ciò è la chiusura totale e, come hanno fatto ben comprendere dal tono delle loro dichiarazioni sia Hojs che Kacin, questo sarebbe come sottoscrivere il certificato di morte dell’economia della Slovenia.


La situazione nel Paese è molto complessa, precisa Hojs, essendo il coronavirus presente in ogni parte del Paese e i contagi non sono importati da Stati esteri. Insomma il Covid-19 si annida in Slovenia dove inizia a contagiare anche gli operatori sanitari come sta avvenendo al Centro clinico universitario di Lubiana e a quello di Maribor, fatto questo che mette il sistema sanitario ancor più alle strette bloccando buona parte della manodopera specializzata e medica. Kacin precisa che ci sono tre nuovi contagi al Pegazov dom di Rogaška Slatina (un totale di 25 residenti e sei dipendenti sono stati contagiati lì), mentre 42 residenti e 23 dipendenti sono stati contagiati a Dom Danice Vogrinc Maribor. Più di 40 utenti e 15 dipendenti del Centro per la formazione, il lavoro e la protezione di Črna na Koroškem sono risultati positivi al coronavirus, mentre la situazione presso la Casa per anziani Koroška rimane invariata: sette residenti e quattro dipendenti sono infetti. Nelle ultime 24 ore su 909 tamponi eseguiti in Slovenia sono stati rilevati 39 nuovi contagi.

Il ministro Hojs conferma che domenica sera è stata presa una decisione sugli elenchi aggiornati dei Paesi epidemiologicamente (non) sicuri e spiega che questa si basa sulle raccomandazioni della Commissione europea. Raccomandazioni che forniscono quattro elenchi: rosso, arancione, verde e grigio (la Slovenia non ha ancora deciso una lista grigia, ma si tratta di Paesi per i quali non ci sono dati sufficienti). Le modifiche entreranno in vigore oggi. Ci sono solo pochi Paesi europei nella lista verde, vale a dire Cipro, Finlandia, Lettonia, Liechtenstein, Lituania e Polonia. Tra i Paesi terzi sulla lista verde ci sono Australia, Corea del Sud, Nuova Zelanda, Serbia e Uruguay. Anche i criteri per l'elenco dei Paesi sono cambiati, le soglie ora sono più alte. La lista verde includerà i paesi con un massimo di 25 infetti ogni 100.000 abitanti, la lista arancione includerà quelli tra 25 e 50 infetti ogni 100.000 abitanti e la lista rossa includerà quelli con più di 50 infetti ogni 100.000 abitanti. —

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