Adesso tocca ai cani annusare il virus

Chi di questi giorni si trovi ad atterrare a Helsinki o Dubai potrebbe trovarsi esposto a uno screening decisamente insolito, quello compiuto da un cane che lo annusa per cercare se è infettato dal coronavirus. E’ uno dei diversi esperimenti attualmente in corso (altri in Francia, Germania e Stati Uniti) per capire se i cani possano essere utilizzati per lo screening veloce delle persone con il virus.

Sembra sorprendente, ma non è nulla di particolarmente nuovo: i cani posseggono una capacità straordinaria, rispetto a quella di noi umani, a riconoscere gli odori. Il loro epitelio olfattivo ha 220 milioni di recettori odorosi (contro i 5 milioni nostri) e possono riconoscere una molecola anche quando diluita un milione di milioni di volte (in pratica, una singola goccia immessa in una piscina grande come 20 piscine olimpioniche). E, in più, possono distinguere tra narice destra e narice sinistra e inalare l’aria fino a 300 volte al minuto in piccoli respiri, in modo che le cellule olfattorie siano continuamente esposte a nuovi odori.


Fanno ormai parte della storia della medicina gli aneddoti di cani che riescono a prevedere gli episodi di emicrania dei propri padroni diverse ore prima che questi accadano o che annusano la presenza di un tumore con mesi di anticipo rispetto alla diagnosi clinica. Queste capacità vengono da qualche anno sfruttate per allevare cani che, come quelli che fiutano gli stupefacenti o gli esplosivi, siano in grado di diagnosticare diverse malattie. In alcune situazioni, cosa i cani annusino è intuibile (ad esempio, l’ormone cortisolo nel caso di stress o paura, o l’isoprene nei pazienti diabetici che andranno incontro a una crisi ipoglicemica). Nella maggior parte dei casi, però, sono misture complesse di composti organici volatili rilasciate dalle cellule e presenti nel sudore, nella saliva, nell’aria espirata a stimolare l’olfatto. I cani addestrati così possono prevenire crisi epilettiche, diagnosticare la malaria, il Parkinson o diversi tipi di tumori (melanomi, tumori della mammella, del polmone o della vescica) o persino prevedere le crisi narcolettiche, evitando che gli individui che cadono improvvisamente addormentati si espongano a pericoli.

Nel caso di COVID-19, cani addestrati all’aeroporto di Dubai sono in grado di fornire un test per il coronavirus che sembra avere già il 94.5% di accuratezza. La scuola veterinaria dell’Università della Pennsylvania, invece, sta chiedendo a chiunque abbia avuto un test molecolare (positivo o negativo che sia) per SARS-CoV-2 di spedire per posta una propria T-shirt, in modo da poter sfidare i propri cani a riconoscere il virus in un numero quanto più ampio di individui diversi. —

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