A Trieste nata “Rachael”, Big Data per le start-up

La conferenza-stampa per la presentazione del progetto Rachael della Swg. Foto di Massimo Silvano

La Swg presenta un programma ideato per innovare la ricerca. Coniugare l’attività demoscopica con l’intelligenza artificiale

TRIESTE Si chiama Rachael, come la protagonista “replicante” di Blade Runner, l’innovativo progetto che coniuga la tradizionale ricerca demoscopica con l’intelligenza artificiale e i Big Data. Una start-up unica in Italia che, grazie all’applicazione di modelli interpretativi e predittivi, offre un’analisi accurata dell’opinione pubblica fruibile con sistemi interattivi di data visualization. L’iniziativa è uno dei nuovi progetti di punta di Swg, azienda leader in Italia nel settore delle ricerche di mercato, realizzata in collaborazione con l’Università degli Studi di Trieste e Sissa.

La start-up nasce anche grazie al recente investimento di 2 milioni di euro da parte di Friulia nel capitale sociale di Swg, finalizzato al sostegno delle attività di innovazione e sviluppo della società. Come funzionerà lo spiega il dottor Francesco Biasiol responsabile Digital Innovation & Community: «Mediante una piattaforma interattiva e in continuo aggiornamento in cui confluiscono i dati relativi a opinioni, scelte e comportamenti rilevati da Swg presso la propria Community, costituita da oltre 60 mila persone altamente profilate e provenienti dall’archivio storico delle ricerche Swg a partire dal 1997, da database di terze parti e dei propri clienti, e attraverso l’applicazione e l’implementazione di algoritmi analitici e predittivi applicati ai dati raccolti, i “numeri” rilevati saranno integrati tra loro, interpretati e visualizzati in maniera nuova, rendendo informazioni utili per leggere la realtà e le sue evoluzioni. In questo senso, l’archivio di Swg – prosegue Biasiol – costituisce una ricchezza inestimabile e ancora in parte inespressa poiché finora è stato usato solo per ricerche ad hoc, mentre non abbiamo sfruttato il suo potenziale come grande lago di dati su cui lanciare algoritmi che apprendono schemi, modelli e legami esistenti tra comportamenti e opinioni diverse».


«In questo contesto, il progetto Rachael – conclude – rappresenta l’unione di due mondi: il mondo della ricerca demoscopica, di cui Swg è specialista, e quello della Data science, una realtà in tumultuosa evoluzione, un modo per integrare nel mondo della ricerca le più avanzate frontiere dell’innovazione digitale, grazie alla sinergia tra i ricercatori storici di SWG e i professionisti dell’analisi dei big data e della data science, formatisi a Trieste presso la Sissa e l’Università di Trieste».

L’assetto della start-up vede Swg socio di maggioranza con l’80% delle quote e Università degli Studi di Trieste e Sissa entrambe al 10%. Le risorse umane impiegate dalla start-up saranno inizialmente circa 10. Tra questi c’è Tiziano Suran, 28 anni, dottorato di ricerca in Neuroscienze Cognitive e oggi Data Scientist in Swg. La definizione più vicina di questa nuova figura è quella data da Davenport e Patil nel libro Data Scientist: la professione più sexy del 21esimo secolo, secondo i quali gli scienziati dei dati sono persone capaci di pescare le risposte importanti nello tsnumani delle informazioni. Spiega Suran: «Oggi il problema non è reperire dati, ma la capacità di leggerli e interpretarli. Mi occupo dell’eleborazione dei dati, dal mettere insieme dati di origine diversa fino all’applicazione di algoritmi che possono predire risposte, apprendere dai dati informazioni non facilmente estraibili o riconoscere schemi che si ripetono nei dati stessi». «Il Data Scientist – commenta – è in grado di manipolare i dati e di applicare modelli predittivi, statistici, ricavando delle informazioni utili». Conclude Biasiol: «Esiste un modo buono e un modo cattivo di utilizzare i dati, l’obiettivo di Rachael è fare arricchimento di dati in maniera sostenibile, sia dal punto di vista legale che deontologico, con un’espressione metaforica si potrebbe dire che vogliamo fare una Cambridge Analityca legale, senza utilizzare dati personali o esclusivamente con il consenso esplicito e completo dei partecipanti. Gli esperimenti degli ultimi anni ci rendono assolutamente confidenti che si può restituire tantissima informazione senza bisogno di utilizzare in maniera impropria i dati dei rispondenti: quello che ci interessa non è tracciare le persone ma la capacità di leggere i fenomeni delle nostre società». È intervenuto anche il presidente della Regione Massimiliano Fedriga. –


 

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