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Uccisa dal marito ad Aquileia, i vicini: «Siamo corsi lì dopo le urla. Era in una pozza di sangue»

Le testimonianze il giorno dopo l’omicidio. Tanta incredulità

AQUILEIA Hanno sentito le urla. Le hanno sentite tutti i vicini. «Aiuto, aiutatemi». Uno squarcio a rompere il silenzio nella piccola stradina chiusa in cui si affaccia la casa della famiglia Duca-Maurel. Era Marinella che gridava. Sono corsi in suo aiuto, d’istinto.

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Non sapendo ancora cosa fosse accaduto. Non sapendo che l’avrebbero trovata in una pozza di sangue, riversa in giardino. Non sapendo che avrebbero visto Livio, immobile in piedi, mentre con le mani aperte ripeteva: «Ho ucciso io Marinella, l’ho uccisa io». Si sono precipitati nella villetta circondata da un giardino ben curato. Tra i primi ad arrivare Elena Vanzo che di professione fa l’infermiera. Qui ci è cresciuta, conosce da sempre la coppia. Il saluto ogni volta che ci si incrocia al rientro dal lavoro, le due chiacchiere di cortesia tra buoni vicini.



«Ho sentito le urla e mi sono precipitata – racconta –, il mio primo pensiero è che si fosse sentita male la madre di Marinella e invece ho trovato lei stesa a terra. Ho cercato di tamponare la ferita e poi sono arrivati i soccorsi…». A chiamarli Egidio Colpo, vicino di casa da 40 anni dei coniugi. L’ha avvertito il nipote impegnato nello studio nella sua camera. «Nonno, nonno chiama qualcuno, stanno chiedendo aiuto» gli ha detto. «Purtroppo quando siamo arrivati era già troppo tardi» spiega Egidio. Ha le lacrime agli occhi. «Mi sono avvicinato a Livio, lo conosco da una vita, era anche il mio idraulico, attività che aveva svolto assieme al fratello. Noi ci siamo trasferiti in qui in Corso Gramsci 42 anni fa, loro due anni dopo. Gli ho chiesto cosa fosse successo e lui mi ha risposto che aveva ucciso Marinella. Siamo tutti sconvolti qui, non riusciamo a darci una spiegazione di cosa sia successo, del perché. Ogni tanto discutevano ma come avviene in ogni coppia, io non ho notato mai nulla di preoccupante».

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È stato Egidio a chiamare il fratello di Livio, Ennio, che risiede a Cervignano. «Era sconvolto». Come lo è una comunità intera. Come chi ogni mattina salutava Ennio mentre portava i suoi due cani a passeggiare. «Un fulmine a ciel sereno – spiega Enrico Battaglini –, abito poco distante, i nostri figli sono cresciuti assieme e niente ha mai fatto presagire questo gesto. Livio lo conosco da tanti anni, si fermava sempre a parlare quando mi vedeva. Marinella, invece, era più riservata».



Era dolce e umile. Lei, che non voleva essere ringraziata per il suo costante aiuto agli animali in difficoltà. «Lo faccio con il cuore» ripeteva sempre. Perché Marinella era così, una donna che amava fare ma non comparire. Il suo sostegno alle volontarie impegnate nelle raccolte di fondi, cibo, medicine e coperte da destinare ai canili di tutta Italia non lo faceva mai mancare. «L’ultima volta l’ho vista la settimana scorsa – racconta una delle volontarie, Tanja Druzina –. Era arrivata a Gonars con la macchina piena di crocchette da regalarci. E lo faceva come sempre con il suo sorriso. Era solare, aveva un cuore grande. Mi aveva detto: quando torni dalle ferie non facciamo trascorrere troppo tempo e vediamoci…ma purtroppo non la vedremo più».

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Era brava a lavorare con l’uncinetto Marinella e aveva realizzato dei cappottini per i cani abbandonati. «L’ultima volta mi aveva detto che era ancora troppo presto per farli, che si sarebbe messa al lavoro più avanti. Non solo – aggiunge l’amica volontaria – aveva creato dei fiori e dei portachiavi a forma di zampetta di cane e di osso che nei mercatini in cui poi li abbiamo venduti per raccogliere i fondi erano piaciuti tantissimo». Amava i cani e ne aveva adottati due Wendy e Timmy «che a casa sua era rinato» dice. «Ora provvederemo noi a prendercene cura».

Mancherà Marinella, mancherà il suo sorriso, il suo essere così solare, il suo entusiasmo che rendeva divertente ogni mercatino o raccolta fondi. C’era sempre, con la sua gentilezza, con la sua attenzione verso il prossimo «anche se, guardandola negli occhi, si intravedevano tristezza e tanta solitudine. L’amore per gli animali le dava la forza di andare avanti. Non abbiamo perso solo una carissima amica ma anche una grande volontaria». «Lei tendeva sempre la mano – aggiunge Tanja – ma lo faceva in silenzio senza voler mai comparire né essere in prima linea». «L’amore fa miracoli» diceva Marinella. Già perché il suo cagnolino preso da un canile mal ridotto e impaurito in un paio di mesi era diventato affettuoso e ubbidiente «e lei ne era felicissima» ricorda chi la conosceva bene. Il figlio della coppia, Daniele, che risiede a Gonars, preferisce non aggiungere altro. –

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