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A cena con Putin invece che a Pordenone: Ornella Muti paga la condanna a rate

Risarcimento di 36 mila euro per il Teatro Verdi che vede arrivare le prime somme: mille euro al mese

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Una biondissima Ornella Muti (a sinistra) alla famosa cena con il presidente russo Putin nel 2010 

A quasi dieci anni di distanza da quella cena che l’aveva vista seduta allo stesso tavolo del presidente russo Vladimir Putin invece che sul palco del Teatro Verdi di Pordenone, in piazza XX Settembre iniziano ad arrivare i primi risarcimenti. Mille euro alla volta, da parte di un soggetto tedesco. Fanno parte della somma che Ornella Muti, nome d’arte di Francesca Romana Rivelli, è stata condannata a pagare al teatro cittadino in seguito alla condanna definitiva per tentata truffa.

Una vicenda che si è trascinata nei tribunali per anni e di cui ora si inizia ad intravedere la fine: il provvedimento di esecuzione della pena da parte della Corte d’Appello di Trieste non è ancora definito e la sospensione condizionale è subordinata al pagamento del risarcimento, definito in 36 mila euro. Un rinvio, chiesto dalla difesa della Muti e ai quali i legali del Verdi non si sono opposti, impone di attendere ancora per mettere la parola fine a questa vicenda. Ma nel frattempo i primi soldi stanno iniziando ad entrare nelle casse del Verdi. Un pagamento diluito, mille euro alla volta, che arriva da un soggetto tedesco. Fino ad ora sono stati versati seimila euro, ne mancano all’appello ancora 30 mila.

Era il 10 dicembre 2010 quando la Muti diede forfait al Teatro Verdi, dove era attesa per recitare ne “L’ebreo” di Gianni Clemente. Il giorno prima la popolare attrice aveva recitato a Gorizia ma l’indomani, quando era attesa a Pordenone, al posto suo arrivò un certificato medico che le diagnosticava una laringo-tracheite acuta febbrile e che le imponeva di cinque giorni di riposo. Quella stessa sera, però, venne immortalata a cena con il premier russo Vladimir Putin ad un galà di beneficenza.

Il resto della storia, che si apre con un colpo di scena degno della migliore sceneggiatura, è scritto nelle sentenze che anno dopo anno si sono susseguite fino a quella dello scorso giugno, in Cassazione. I giudici della Suprema Corte bocciarono il ricorso presentato dai legali della Muti, che avevano spiegato come già il 2 dicembre all’attrice fosse stata riscontrata una laringite. Una condizione incompatibile, però, con l’esibizione del 9 dicembre a Gorizia. Il giorno dopo, alle 6, il volo per San Pietroburgo da Ronchi dei Legionari prenotato da un’agenzia russa il primo dicembre. Elementi sufficienti, secondo i giudici, per confermare la condanna per tentata truffa a sei mesi di reclusione e 500 euro di multa.

A seguire da vicino la vicenda per conto del Teatro Verdi di Pordenone sono stati gli avvocati Bruno e Antonio Malattia, che hanno rinunciato al loro compenso per spirito di servizio nei confronti del teatro cittadino. —

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