Il Sì vince ma non sfonda a Gorizia. Ziberna: «Così conteremo meno»

Nel capoluogo isontino un elettore su due ha disertato le urne. Il sindaco: «Risultato scontato»

GORIZIA Non è maglia nera. Ma poco ci manca. Gorizia non ha sicuramente brillato come affluenza al referendum costituzionale.

Solo il 48,85% degli aventi diritto al voto, meno della metà (ovvero 13.068 persone), hanno deciso di presentarsi alle urne domenica e lunedì forse per disinteresse, forse per i timori legati al Covid-19. Elenco dei 25 Comuni isontini alla mano, in provincia di Gorizia, hanno fatto peggio solamente Dolegna del Collio con il 46,43 per cento di affluenza, seguita da Savogna d’Isonzo con il 46,81 e da San Canzian d’Isonzo con il 48,34%. Monfalcone, invece, ha praticamente quasi eguagliato il capoluogo isontino con un 48,87 per cento di votanti. Se analizziamo, invece, il dato a livello provinciale ecco materializzarsi un 51,12% che è una percentuale sicuramente superiore alla media regionale (50,22%) ma significativamente inferiore al dato di Pordenone (53,20%). È altrettanto vero che, nell’Isontino, non c’è stato l’effetto-traino delle Comunali perché soltanto Villesse doveva scegliere il futuro sindaco: in quel paese, l’affluenza è schizzata in alto ma trattandosi di una realtà con pochi abitanti non ha avuto influssi sulla media dell’intero Isontino.



Com’è andata? Non molto diversamente rispetto al risultato che si è registrato a livello nazionale. A Gorizia città ha vinto il “sì” ma con una percentuale minore rispetto all’esito registratosi nel Belpaese: 57,2% (pari a 7.425 votanti) contro 42,8 (5.556).

Un esito assolutamente prevedibile per il sindaco Rodolfo Ziberna. Meno prevedibile, invece, il suo voto per il “no”. «Non lo nascondo. La vittoria del sì ha tagliato via la capacità di rappresentatività del territorio - la sua analisi -. Il Friuli Venezia Giulia conterà di meno e andremo con il capello in mano a Roma per ottenere qualcosa. Anche per questo ho votato no, pur pronosticando che i sì avrebbero incassato il 60% e i no il 40 per cento.

Il “capo” dell’opposizione in Consiglio comunale Roberto Collini (Percorsi goriziani) non nasconde di avere votato, invece, per il sì. «Mi sembra ci sia una significativa maggioranza a favore di questa proposta referendaria. Che poi questa proposta risolva le problematiche del Parlamento ce ne corre - sottolinea Collini -. Sul dato goriziano ha inciso, indubbiamente, il timore di vedere ridotta la rappresentanza parlamentare della nostra regione. Ma io credo si debba, al tempo stesso, tenere conto dell’opinione di un’ampia maggioranza di goriziani di voler cambiare le cose».

Diametralmente opposta la posizione dell’ex senatrice Laura Fasiolo (Pd). «Davo per scontato finisse così. Ma il risultato di Gorizia deve illuminare i fautori del “sì” perché il quasi 43% dei “no” va letto come bisogno di rappresentanza di questo territorio». Ma ha vinto il “sì” anche a Gorizia. «Purtroppo, il valore del no, in questo territorio, non è stato capito. È un sucidio politico non avere garanzie di rappresentatività e di tutela». —

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