Carciotti in vendita. Il Comune di Trieste aspetta l’offerta di Invimit a tempo scaduto

La facciata a mare e il lato nord di palazzo Carciotti

La società del ministero delle Finanze aveva chiesto  tre mesi di tempo. Ora spunta un altro soggetto interessato

TRIESTE Dal solstizio all’equinozio. Invimit ha avuto a disposizione tre mesi per fare i suoi calcoli sull’operazione Carciotti: adesso però il Comune esige una risposta dalla “società di gestione del risparmio” controllata dal ministero dell’Economia e delle Finanze. Stamane, all’apertura delle “pec”, spera in un buon inizio di settimana e che l’estate non sia trascorsa invano.

Lo scorso giugno Invimit, confermando l’impegno preso ancora in primavera, aveva manifestato ufficialmente l’interesse all’acquisto del prestigioso edificio neoclassico sulle Rive. Aveva anche chiesto che il proprietario Comune congelasse eventuali trattative fino a metà settembre, ovvero fino a quando non fosse arrivato il responso dal quartier generale capitolino di via Quattro Novembre.


Il Comune, reduce da un’infilata di quattro aste andate deserte, aveva accolto di buon grado l’assist di Invimit, la cui dimensione istituzionale e finanziaria era gradita malleveria. Martedì 15, allorquando scadevano i termini per la presentazione della proposta o comunque della risposta, la “sgr” si è fatta viva per chiedere un ulteriore sopralluogo all’interno del Carciotti. Permesso accordato, così mercoledì 16 un gruppo di tecnici Invimit ha ripassato “dal vivo” la vasta struttura fine-settecentesca progettata da Matteo Pertsch.

Il Municipio sperava in un riscontro prima dello scoccare del week-end, riscontro che però si sta facendo attendere. Lorenzo Giorgi, assessore all’Immobiliare, aveva ricevuto mandato dal sindaco Dipiazza di non abbassare l’ultima quotazione del palazzo, che è pari a 14,5 milioni di euro. Anche perchè il Piano particolareggiato del Centro storico, giunto a ventennale maturazione, darebbe fresche chance all’investitore. La civica amministrazione - rispetto alla prima stima di 22,7 milioni risalente all’asta del settembre 2018 - ha già ridotto di un terzo le pretese, a fronte di un mercato che resta neghittoso a cimentarsi su uno stabile tanto interessante quanto difficile. Il cantiere di ristrutturazione potrebbe valere una trentina di milioni, da sommare ai 15 di acquisto: ci sono le prescrizioni della Soprintendenza, c’è una statica subacquea da verificare.

Fonti comunali parlano intanto di un nuovo interessamento, questa volta firmato da un soggetto imprenditoriale milanese, al quale è stato detto che prima si dovrà attendere la risposta di Invimit. Non che finora siano mancate le curiosità nazionali e internazionali sul grande investimento di Demetrio Carciotti, ma poi nessuno ha stretto al dunque. L’unica volta, che qualcuno aveva consegnato un’offerta, fu nell’ottobre dello scorso anno, quando Gehrard Fleissner, imprenditore austriaco di Graz, si fece avanti, ma nella busta la cauzione era inferiore del 90% a quanto richiesto!

Interessante anche capire le intenzioni realizzative di Invimit. La “sgr” orienta i suoi investimenti secondo finalità “sociali”. Ora, è ben vero che il “sociale” gode di una certa ampiezza interpretativa, però quella che per adesso è risultata l’ipotesi più gettonata per riconvertire il Carciotti, ovvero l’albergaggio, non sembra rispondere a requisiti “sociali” in senso stretto. A meno che non si tratti di forme di albergaggio “alternativo”, come potrebbero essere gli studentati o forme evolute di ospitalità per anziani auto-sufficienti.

Tutti ragionamenti da caffè, che presuppongono un rapido sì/no da Invimit. Anche perchè si vota tra più o meno 8 mesi e la giunta uscente vorrebbe utilizzare questo periodo per studiare qualche altra mossa. In passato l’incasso del Carciotti avrebbe preso la strada del campus scolastico nell’ex caserma di via Rossetti, dove il pour parler con Cassa depositi e prestiti aspetta aggiornamenti. —


 

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