«Boicottare il partner asiatico? La decisione spetta al governo»

Zeno D'Agostino

Zeno D’Agostino. «Tocca a Roma dirci con quali soggetti possiamo trattare». Pesa anche il fattore Covid 

TRIESTE Il presidente dell’Adsp di Trieste Zeno D’Agostino rimanda all’esecutivo le scelte da prendere in seguito alla durissima presa di posizione del Dipartimento di Stato Usa sul gruppo cinese: «Il boicottaggio di Cccc sarà eventualmente deciso dal governo italiano - commenta D’Agostino -: spetta a Roma dirci con quali soggetti può trattare l’Autorità portuale e a noi prendere le precauzioni del caso». Ma il governo italiano non sarà l’unico a doversi porre il problema, riflette il presidente, soprattutto se si considera il livello di interrelazione fra le economie di Usa e Cina: «Fa tuttavia sorridere che tra le sussidiarie di Cccc ci sia la società Zpmc, che il più grande produttore mondiale di gru da terminal container e che serve una buona metà dei porti americani: gli Usa hanno molti più rapporti di noi con Cccc e il boicottaggio creerebbe loro non pochi problemi».

Quanto al futuro dei rapporti con la Cina, D’Agostino rassicura sui contenuti del Memorandum sottoscritto nel 2019: «Io faccio solo quanto contenuto al suo interno e niente più. Il trattato è improntato a totale reciprocità e, se non vanno avanti le cose in Cina, non vanno avanti nemmeno in Italia». E proprio su questo riconosce che uno stop è in atto: «Sono più pessimista, ma non credo che lo stallo dipenda dal Mar cinese meridionale. Questo importante rallentamento è dovuto piuttosto al Covid. Trieste ha comunque molti progetti in ballo e, se uno sta fermo, avremo maggior tempo per gli altri: le idee non ci mancano e, se qualcuno non approfitta delle occasioni che nascono qui, il problema è suo».


Dal canto suo Fincantieri non si mostra allarmata dalla scomunica di Cccc né da quella di China Shipbuilding Group (ramo di Cccc), con cui l’azienda italiana ha stretto un accordo di cooperazione nel 2018 assieme a Carnival: il programma prevede che Carnival (compagnia Usa) assista i cinesi sulla terminalistica, mentre Fincantieri li aiuti nella costruzione di navi in proprio. L’accordo non include però, precisa Fincantieri, trasferimento di know how effettivo, sicché difficilmente farà storcere il naso agli Usa. Tanto più che in primavera il Pentagono ha affidato proprio agli italiani la realizzazione di una serie di nuove fregate. —



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