Orientarsi nella giungla dei test per il coronavirus

Sierologico, molecolare, antigenico, rapido. Sono decine di migliaia al giorno i test eseguiti in Italia per il coronavirus ma sembra ci sia ancora confusione su cosa questi significhino in termini di portata diagnostica.

I parametri dei test. Come per ogni test, sono due i parametri che contano: sensibilità e specificità. La prima misura la capacità del test di riconoscere un individuo positivo, la seconda quella di non generare risultati positivi che non siano veri.


Gli scenari. Sono sostanzialmente due gli scenari, ovvero voler sapere (o certificare) di essere o non essere infettati o invece voler capire se l’infezione sia avvenuta in passato.

Sapere se si è infettati. L’unica maniera è quella diretta, ovvero cercare il virus all’interno dell’organismo. Due le opzioni: identificare la presenza del genoma virale o quella delle sue proteine. La maggior parte dei test cerca il genoma virale con una tecnica, la Pcr, che amplifica in maniera esponenziale la sequenza di Rna del virus fino a produrre una quantità che può essere visualizzata. Se questa amplificazione riesce, il test è positivo e quindi l’individuo è infettato. Questo è il test cosiddetto “molecolare” (ma in realtà tutti questi test sono molecolari per propria natura). L’alternativa è cercare la presenza di una proteina virale con un saggio che utilizza un anticorpo che la riconosce. Questo è il test “antigenico” (perché riconosce un antigene del virus, ovvero una proteina che è in grado di stimolare il sistema immunitario). Il test con la Pcr è sensibile e specifico (anche se la sensibilità dipende da quanto alta sia la quantità di virus nel campione), quello antigenico è specifico ma poco sensibile. Il secondo, però, è più veloce e meno costoso.

Il campione. La ricerca di Rna o proteine virali può essere fatta da qualsiasi campione biologico. Di solito si utilizza un tampone strisciato nel naso e nella gola. Stanno uscendo nuovi test che analizzano la saliva, ma questi sono poco sensibili (generano molti falsi negativi).

I test sul sangue per sapere se si è stati infettati in passato. Nel sangue si possono cercare gli anticorpi che il virus ha stimolato. Questo è il test “anticorpale”. Non serve a fare diagnosi di infezione, perché gli anticorpi iniziano a essere prodotti dopo giorni o settimane dal contagio. Può comunque distinguere un’infezione recente o in atto (anticorpi di tipo IgM) da una più lontana (IgG) e ha valore epidemiologico per capire la diffusione del virus. I test anticorpali variano molto in termini di sensibilità e specificità. Quelli che arrivarono da Cina e Corea in primavera erano inutilizzabili per la loro inaccuratezza. Quelli attuali sono decisamente migliorati. –

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