Tutti accalcati in strada e senza mascherina: la movida di Trieste torna a violare le regole

La ripresa dei contagi sembra non preoccupare minimamente il popolo della notte. Che si concede eccessi come in era pre Covid 

TRIESTE I contagi vanno su ma le mascherine, al contrario, si abbassano. Anzi, le mascherine non s’indossano proprio. Un paradosso? No, accade veramente. Il sabato sera a Trieste lo dimostra in pieno. Basta fare un giro nelle vie di quella che è considerata la movida cittadina, nei soliti luoghi in cui la gente si accalca dopo una certa ora, per scoprire che il Covid appare soltanto come un lontanissimo ricordo.

Eppure è chiaro il comma 2 dell’articolo 1 dell’ultimo dpcm del 7 settembre scorso: sono confermate e restano efficaci, sino al 7 ottobre, le disposizioni contenute nelle ordinanze del ministro della Salute 12 agosto 2020 e 16 agosto 2020. Proprio quest’ultimo provvedimento impone, oltre alla chiusura dei locali da ballo, tuttora in piedi, anche l’obbligo sull'intero territorio nazionale di usare protezioni delle vie respiratorie anche all'aperto. Un obbligo che, va ricordato ai tanti “smemorati”, è ancora pienamente in vigore.


E a poco vale anche l’alibi della poca chiarezza iniziale sulle modalità operative del provvedimento. Da molti giorni i dubbi sono stati definitivamente risolti: è obbligatorio portare dispositivi protettivi, dalle 18 alle 6, nei luoghi in cui si possono creare “potenziali assembramenti”, anche di “natura spontanea e/o occasionale”. Quindi in piazze, slarghi, vie, lungomari e nelle zone antistanti i pubblici esercizi, dove confluisce probabilmente un numero maggiore di giovani che prima andava in discoteca. Infatti, con la chiusura delle “balere”, sono tornati a sostare nelle zone del centro anche i giovanissimi.

Sabato sera piazza Venezia, attorno al monumento a Massimiliano d’Asburgo, era però affollata da ragazzini di un età tra i 12 e i 15 anni, tutti senza mascherina. Non la si porta nemmeno sotto il mento. O per sbaglio infilata nel braccio. Stessa scena anche altrove: in via Torino, piazza Barbacan, viale XX Settembre, piazza Unità e Cittavecchia. I tavolini dei locali sono aumentati a dismisura, ma rappresentano un luogo “sicuro”, dove non è obbligatorio coprire naso e bocca. Sarebbe difficile, al contrario, mangiare o bere. Ma è chi staziona in piedi o passeggia in queste aree che dovrebbe munirsi di mascherine o quant’altro. Eppure non lo fa. Anche se il trend quotidiano dei positivi si avvicina a quello che si registrava in primavera, con focolai un po’ dappertutto e la ripresa dei contagi anche nelle case di riposo. Il “popolo della notte” sembra non preoccuparsene.

Si contano di fatto sulle dita di una mano le persone con la mascherina. Hanno un’età media attorno ai 50 anni. Ma nemmeno le persone di questa età che, vicino a piazza Unità, partecipano a un concertino, pensano a proteggersi dal coronavirus. Chi però ha paura dei contagi si nota subito: sono circa dieci in piedi in ascolto dall'altra parte della strada rispetto ai musicisti. La maggior parte delle persone tra il pubblico, tra cui solo un paio con la mascherina, assiste invece senza distanziamento.

Ma oltre al coronavirus e alla dabbenaggine di più di qualcuno, si pone anche il problema dei rifiuti del post serata. Sono diverse le segnalazioni dei residenti della zona di Cittavecchia e Rive che immortalano “bicchieri di plastica e vetro, sigarette, cartine, mascherine e deiezioni umane” nella mattinata di sabato. «I frequentatori della notte non riescono nemmeno a conferire i rifiuti nei bidoni appositi della zona – commenta una residente in un video girato proprio all’indomani della serata -, pazzesco». —
 

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