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Monfalcone, 13 indagati per morte bianca

Un’immagine della Fincantieri di Monfalcone

La vittima è il bosniaco Brankovic, 40 anni. Cadde da 18 metri nel marzo 2017. La Procura contesta l’omicidio colposo 

MONFALCONE

Era accaduto il 2 marzo 2017. Un volo nel vuoto di 18 metri, lo schianto a terra, la morte sul colpo per il supervisore bosniaco Sinisa Brankovic. Aveva 40 anni, non era sposato né aveva figli, ma quel giorno di fine inverno lasciava una madre e un fratello. Ora per quel decesso ci sono tredici indagati.


Più di tre anni dopo l’infortunio fatale avvenuto all’interno della Fincantieri, la Procura di Gorizia tira le fila dell’inchiesta, nell’immediatezza dei fatti affidata al sostituto Andrea Maltomini. Avviso di chiusura delle indagini preliminari sulla morte bianca nell’area del Capanno 42, all’epoca in fase di realizzazione e pre collaudo. Quattordici indagati, per tredici di loro l’ipotesi di reato contestato è quello di cooperazione in omicidio colposo. Per la quattordicesima persona invece una contravvenzione in materia antifortunistica. Si tratta di figure apicali, come legali rappresentanti, amministratori o datori, oppure legate al coordinamento e sorveglianza della sicurezza nei lavori. Quattro le società coinvolte: la subappaltatrice Abl srl di Bergamo presso cui era occupata la vittima, nella veste di supervisore e responsabile della sicurezza per quell’impresa; l’appaltatrice Gavazzi impianti spa; Fincantieri sistemi integrati (azienda del gruppo creata nel 2016 per l’impiantistica e la componentistica) e Fincantieri spa.

Alle quattro realtà societarie «vengono infine contestati illeciti amministrativi in materia di infortuni sul lavoro». Lo ha chiarito il procuratore capo Massimo Lia, che l’altro giorno ha parlato di indagini molto complesse e articolate per accertare l’accaduto ed eventuali profili di responsabilità. In effetti gli atti formulati e notificati agli indagati a ridosso della deflagrazione del Covid-19, ai primi di marzo, si compongono di centinaia e centinaia di pagine. E in alcuni casi, a causa dell’intervenuto lockdown, ovvero del “congelamento” delle attività nelle procure e tribunali d’Italia, i legali delle parti coinvolte hanno soltanto di recente potuto leggere la documentazione completa. Per gli inquirenti, comunque, la morte del supervisore Brankovic si sarebbe potuta evitare. E il prossimo passo della Procura sarà decidere sulle richieste di rinvio a giudizio o, per alcuni profili, sull’archiviazione. Terribile l’infortunio che vide protagonista Brankovic, precipitato mentre stava effettuando per conto della ditta esterna di cui era dipendente la supervisione del sottotetto del Capannone 42, in via di allestimento. Alle 8.20 di quel tragico giovedì, mentre stava camminando su una griglia metallica che costituiva l’ossatura del controsoffitto era precipitato da un foro di circa un metro per un metro, secondo le informazioni di tre anni fa. Vano ogni tentativo di soccorso, dapprima prestato dal personale interno allo stabilimento e poi dal 118 accorso in fabbrica con ambulanza e automedica: per il lavoratore non c’era stato più nulla da fare. E dopo 40 minuti di febbrili tentativi di rianimazione attraverso massaggio cardiaco e la somministrazione di fiale di adrenalina gli operatori sanitari, davanti agli altri operai sgomenti, avevano dovuto constatare il decesso. Il cuore di Sinisa Brankovic non aveva più ripreso a battere. Troppo gravi i traumi riportati nella caduta. Traumi in seguito constatati, nel corso di una prima ispezione cadaverica, anche dal medico legale: frattura cranica, al bacino e agli arti inferiori. E una grave emorragia intra-addominale. In merito alle posizioni di due assistiti, riferibili alla Gavazzi impianti cui Fincantieri sistemi integrati aveva affidato una parte dell’appalto per la realizzazione del Capannone 42, l’avvocato Massimo Di Noia sosterrà «l’istanza di archiviazione, plurimotivata». Invece il legale di Abl, Maria Chiara Zanconi, dovesse profilarsi una richiesta di rinvio a giudizio per l’assistita, «sceglierà la strada del giudizio affinché un processo accerti, anche attraverso la ricostruzione dei nostri consulenti, con cui ci stiamo confrontando ancora sulle carte, la dinamica dei fatti». Abl, cui la Procura in sostanza contesta di non aver adottato tutte le misure per la sicurezza dei lavori in alto, attraverso l’avvocato Zanconi, sottolinea come Sinisa Brankovic fosse un dipendente esperto, con vent’anni di esperienza all’attivo, «formato e quel giorno munito di dispositivi di protezione: indossava la cintura di sicurezza». C’è poi la questione della griglia da considerare: qualcuno l’aveva lasciata aperta? Doveva stare lì? Nessun commento – pur interpellati –- dai legali di Fincantieri. —



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