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Gorizia, tra 10 giorni via alle pattuglie miste: 700 rintracci da maggio

Collaborazione italia-slovena per arginare gli arrivi al confine

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GORIZIA Slovenia e Italia ripristineranno a partire dal prossimo 20 settembre le pattuglie miste di polizia al confine fra i due Paesi. Una decisione assunta a fronte della ripresa massiccia degli arrivi di migranti lungo la rotta balcanica.



La notizia, diffusa dai media sloveni, è stata confermata in serata dal prefetto di Trieste Valerio Valenti, che non ha però fornito altri dettagli operativi. Secondo l’agenzia d’oltreconfine Sta, comunque, i preparativi sarebbero in corso in particolare nelle regioni frontaliere di Capodistria e Nova Gorica. La polizia slovena inoltre, sottolineano ancora i media della vicina Repubblica, sta rafforzando l'attività di sorveglianza anche lungo il confine con la Croazia, attraversato illegalmente da numerosi migranti diretti verso l’Europa occidentale.



Un’attività altrettanto intensa interessa da mesi anche l’Isontino, dove sono stati oltre 700 i rintracci di migranti dal termine del lockdown e quasi un irregolare su tre è stato respinto in Slovenia. Il fronte Goriziano rimane però caldo anche perché il contesto è reso particolarmente difficile dall’attuale emergenza sanitaria, che costringe anche gli operatori di polizia a seguire tutta una serie di protocolli più o meno complessi e rigidi, spesso indipendenti da loro come il triage degli stranieri e i tamponi. «Dietro ogni numero - spiega il questore di Gorizia, Paolo Gropuzzo - c’è un lavoro che non si vede, ma c’è un sistema che sotto la regia della prefettura coinvolge tutte le forze dell’ordine, l’azienda sanitaria e il sistema politico».



Nei primi otto mesi del 2020 la gestione della rotta Balcanica ha sottratto molte energie alle forze dell’ordine Isontine, ma l’invio da parte del Dipartimento della Pubblica sicurezza di ulteriori aliquote - anche dell’Esercito - a supporto del dispositivo di sicurezza già esistente, ha comunque permesso di rendere più efficaci le attività di gestione e di controllo dei migranti. Dal 15 maggio, comunque, sono stati oltre 700 gli stranieri intercettati e 220 - in base agli accordi bilaterali Roma-Lubiana - sono stati rimandati in Slovenia. Le modalità di ingresso utilizzate dai passeur (5 quelli arrestati, ndr) sono state varie: dai taxi, ai furgoni, passando dalle station wagon. In un caso è stato registrato anche il passaggio della frontiera a piedi.

La proposta di chiusura dei valichi secondari avanzata inizialmente dalle forze di polizia, poi accolta da Massimiliano Fedriga, può essere una soluzione, ma solo parziale. «Chiudere tutti i valichi minori e agricoli comunque richiede poi un presidio - ricorda Gropuzzo -. I migranti cercano di andare oltre il limite della riammissione. Noi dunque dobbiamo incidere sulle direttive rotabili verso Udine. Se si chiudono i valichi, si fermano gli ingressi con i veicoli, ma non gli ingressi in assoluto; che continueranno magari a piedi. È una continua partita a scacchi». Il questore di Gorizia evidenzia che in ogni caso per chiudere i valichi bisogna prima trovare un’intesa con Lubiana. «Con la Slovenia ci sono rapporti ottimi e, anche se da noi se ne parla poco, su questo fronte i nostri vicini stanno facendo un grande lavoro».

Quando si parla di migranti, nell’Isontino non si può tralasciare il capitolo Gradisca. A margine della visita a Trieste, il sindaco, Linda Tomasinsig, ha consegnato al ministro Luciana Lamorgese un mini-dossier sul centro. Al Cpr dal 16 dicembre scorso, giorno della sua apertura, sono stati accolti 399 stranieri, 156 dei quali sono stati rimpatriati con l’impiego di speciali voli charter. —
 

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